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Sorprende sempre nei fluidi eppur tesi testi poetici di Pietro Nigro, quel particolare rapporto tra immagini, così pervase da umori, sensazioni, che attengono alla sfera del profondo inconscio e la loro sorprendente trasfigurazione in un linguaggio lucido, essenziale, pur nella sua evocativa e “barocca” timbricità. Una poesia, quella di Nigro, che vive del e nel rapporto tra tempo e ritmo, nella sua alchemica capacità di trasformare i “recessi dell’anima” in immagini spiritualmente vibranti, costantemente interrogative. Infatti il suo linguaggio stilistico, così addentro all’intimità pre-razionale, non si abbandona ad un automatismo espressivo, spesso, più di maniera che comunicativamente efficace, ma si dilata in cerchi di versi che sembrano allargare le proprie prospettive simboliche  ed esistenziali. Coscienza della poesia, anche come coscienza della forma, che attraverso peculiari scelte lessicali rivela le sottili trame dell’esistenza e del pensiero.

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