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Quale poesia si legge nel componimento di Pietro Nigro? La risposta sarebbe nessuna di tutte le possibili aggettivazioni che si vorrebbero proporre. Nel suo componimento la poesia è l’uomo. L’uomo critico che si formula la domanda della coerenza nella spiegazione poetico-culturale con le istanze della vita. L’autore interviene e studia l’interrogativo nella sfera della razionalità affettiva, del sentimento facoltoso che resta stupefatto nei confronti della negazione, ossia del perché del non rapporto tra l’equilibrio e la disgregazione. La metrica, lo strutturalismo, la forma sono componenti molto secondarie nel verso di Nigro, circa un messaggio la cui proposta di fondo impegna un poeta/pensatore che per armonia intende tutta la tensione dell’animo e non una frazione del senso. Un aspetto senz’altro discutibile, il nostro.

E nella familiarità del semplice vocabolo il poeta assurge all’alto impegno che rivendica l’attività del valore di spiegazione sull’inconcepibile che si determina tra il nulla ed il significato, tra l’illusione e la realtà, tra il quotidiano dell’amore e il suo rovescio di terrore. Come, appunto, l’autore lascia intendere nel componimento “Ricerca”: “…Dov’è il mio Dio di pietà? | L’amore promesso. | Ho gridato la mia impotenza, | tanto forte il richiamo | da aprire i cieli | e mi è scesa la pace di una verità mentale”.

E la felice intuizione poetica si presenta sotto gli occhi inducendo a riflettere sulla religiosità dell’animo, sul valore assoluto della poesia. Su una poesia catarsi di tutti, che non può confondere il valore con il terrore, l’infinito libertà di ricerca con l’interdizione dogmatica.

Nigro non è un poeta epico, lirico, romantico o moderno, ma il poeta della coerenza nel rapporto tra l’animo e il mondo, tra la verità e la finzione, tra l’idea e il suo simbolo. E se il componimento di Nigro, che nasce in quel territorio di Avola e di Noto, è poesia per incidenza di costume classico-letterario, fattori che sicuramente influiscono sulla nozione espressiva e sul carattere della persona creativa nel rapporto con la sua esistenza, così non può essere per la sua intuizione che ci fa conoscere emozioni nuove. Cosa domanda ancora Nigro con “Indifferenza” quando verseggia: “… Non meritavo tanto sdegno; | fremono di rabbia le mie mani | spaccate da manici di zappe | e gridano al cielo millenni | di aspirazioni deluse”. Un componimento che dovrebbe leggere Alberto Moravia per comprendere fino in fondo cosa domandano all’esistenza i religiosi sbigottiti del Sud.

Gli ulivi e la morte sono simboli di due metafore che il poeta impiega molto nel suo componimento. Tanto da costituire un discorso di filo diretto tra il quotidiano e l’incognita, tra il provvisorio e l’eternità, tra il dramma e la pace. Lo fa conoscere nella poesia “Album antico”: “… in un album trovato per caso. | E lì ho letto la mia storia, | storia di tutti, | e ho visto i miei sogni infrangersi | contro l’imperturbabile legge | di un cosmo avaro”. Una paura, una fuga, una rassegnazione che oppone alla verità del mondo? Tutte ipotesi azzardate. Solo una collaborazione di principio creativo. Una pura manifestazione di attività critica che si promette di far funzionare d’efficienza al discorso umano, arenato nel pantano dei litigi per interessi insignificanti nei confronti dell’umana natura poetica.

La poesia di Nigro rifugge in assoluto l’invidia e la sua maggiore preoccupazione non viene espressa dal divenire del mondo, ma per quanto è già stato ed oggi ancora vive nel suo ingarbugliato rapporto animo-vita. Il componimento di Nigro che nasce ad Avola non è strettamente di territorio siculo o meridionale ma interessa una domanda culturale che coinvolge l’uomo del mondo. L’emozione poetica dell’autore parla al cuore delle cose di Sicilia come parlasse dell’animo di tutti i misteri del mondo. Ed esprime una vena di universalità panteistica che può benissimo accompagnarsi a quella di un Democrito, di San Francesco e di Spinosa. Il pensiero del poeta vive e veglia tra il pratico e il teorico, tra la prova e l’ipotesi, tra l’essenza e la dimensione della poesia intesa tra l’accaduto e il divenire.

Recensione
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