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Con quest’ultima sua opera il di Ciaccia, già noto per la critica manzoniana, continua idealmente il percorso sui personaggi dei Promessi Sposi, questa volta, però, con due differenze prospettiche: la prima è che l’indagine è sulla «mistica», invece che sul francescanesimo, ed inoltre è rivolta all’uomo storico e non al personaggio poetico; la seconda è che il lavoro è divulgativo-popolare, e non già critico e disquisitivo.

Sostanzialmente, il libro offre in versione uno scritto di Federico Borromeo, arcivescovo di Milano e conosciuto, finora, soprattutto per I Promessi Sposi. Lo scritto è del 1616 ed è ora tradotto per la prima volta in assoluto, in una prosa scorrevole, agile, moderna, che si distanzia volutamente – come l’autore avverte – dallo stile secentesco a carattere umanistico-ecclesiastico.

Il contenuto dell’opera federiciana, che è rivolta programmaticamente al clero e ai direttori spirituali, concerne in realtà le manifestazioni più varie e problematiche, sempre straordinarie e a volte stravaganti, non solo dell’estasi vera e propria, ma anche di tutti quei fenomeni che vanno sotto il nome di «fatti inusitati», «occulti»: levitazioni, voci interiori, voci esteriori, profumi divini, premonizioni «notturne», profezie, dono delle lingue, ecc. Il cardinale distingue tra i fatti di origine umana, diabolica e soprannaturale, e in questo trittico predilige, per la sua osservazione, la prima delle tre possibili cause: poiché sostiene che, salva contraria certezza, i fenomeni inconsueti devono essere interpretati come «naturali».

Il Borromeo non manca tuttavia di accennare, anche nel presente libro, ad episodi di natura soprannaturale, ricordandone ad esempio alcuni di san Filippo Neri e di altri mistici del tempo; inoltre, non manca neppure di riferire fenomenologie e credenze relative al diavolo e alle sue apparizioni.

Di Ciaccia fa precedere alla traduzione una lunga introduzione di circa ottanta pagine, che ha lo scopo, esplicito, di esporre i vari concetti e di illustrare, per di più, la cultura di base – che è umanistica – del Borromeo, puntualizzando idee e convinzioni. Inoltre traccia un panorama della cultura secentesca sul misticismo, ad esempio ragguagliando sul tipo di linguaggio della mistica dell’epoca.

Oltre che utile, il libro appare anche piacevole: una curiosità culturale per tutti mistici e no, chierici e laici. Per conoscere il passato, e per capire l’oggi.
Recensione
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