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Il contenuto di questa raccolta di poesie viene riassunto nell’omonima poesia, situata nel contesto di questo volume: il poeta ha lo sguardo fisso verso la Luce divina, che governa il mondo e non verso la luce solare che noi tutti vediamo e che non traccia linee di vere conoscenze. Il pensiero dello scrittore penetra nell’interna astronave dell’anima e naviga per incommensurabili spazi. L’autore vede il tutto al di là del tempo e dello spazio, dove c’è la vera vita e la speranza di ogni essere umano.

Sulla terra non resta che solo silenzio: egli paragona il mondo come Narciso che, specchiandosi nelle acque, trovò la morte. Al poeta piace sostare a riflettere su tante delusioni avvenute nel mondo prima che l’astronave dell’anima nel suo viaggio nell’universo segue l’eterna luce verso un mondo “che non conosce confini di morte”.

Il poeta sembra assistere a un eventuale sgretolarsi del mondo: le sue parole sembrano essere sprazzi di luce contro un mondo vano, parole – di cui è conscio – che si disperdono con il mondo nel nulla del cosmo.

La chiarezza di ogni cosa si trova solo nella profondità delle nostre radici: le parole del poeta sembrano con questa certezza come colombe bianche, che sanno impregnarsi, per dare forma al mistero dell’al di là, contro l’indifferenza  di gente corrotta; non è improvviso il suo rivolgersi all’amore. E questo canto amoroso si svolge lungo la via degli eventi, come ricordi indimenticabili in un presente che le genti future non sapranno eternare.

Ricca di immagini è questa raccolta poetica di Pietro Nigro, dove il pensiero dello scrittore si ammanta di tratti delicati, anche quando disperato tuona contro l’indifferenza del mondo che lo circonda.

Una dignitosa veste editoriale è il corollario a queste poesie sovrumane e suggestive.

Recensione
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