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La vita
è un mare salato incapace di dissetare, è un viaggio disperato verso un
sogno dannato a farsi polvere, è un oleandro luminoso e bello dalle foglie
tossiche... Lo afferma con lucida e sommessa voce Filippo Giordano, in Mare
nostrum, una delle liriche più belle di Ditirambi, lai e zagialesche, la sua
nuova raccolta di versi, impreziosita dalla postfazione raffinata, dotta e
illuminante di Sebastiano Lo Iacono. Con coerenza e onestà intellettuale, il
poeta siciliano continua un percorso di ricerca che, negli anni, ha imparato
ad affrontare con strumenti sempre più sottili, grazie a un'esplorazione
costante e creativa del misterioso e pluridimensionale universo della parola.
Quello di Filippo
Giordano è un canto amaro, appassionato, ironico, scanzonato, graffiante,
irriverente, lirico, sapiente. Ed è, soprattutto, un canto d'amore, per la sua
empatica vocazione a innaturarsi (termine mutuato da Erri De Luca che lo usa
come contrario di snaturarsi) nella materia cantata.
Accanto a De Luca, di cui ha scelto un brano come epigrafe del libro, Giordano
pone Maria Messina e Giacomo Giardina, due artisti suoi conterranei che, come
pochi, hanno saputo dare voce alla speranza dell'umano e nell'umano e cioè
alla poesia come poesia, al di là di ogni rinuncia e disperazione. La sua
scelta non è casuale; è, bensì, dichiarazione esplicita di poetica, messaggio,
annuncio di possibili coordinate utili a percorrere un cammino reso sempre più
accidentato da una ferale mistura di ingiustizie, dolore, contraddizioni,
solitudine, angoscia e mistero. Le parole dei poeti non sono mai riuscite a
cambiare il mondo, ne a innaturarsi nel cuore della gente; ma non serve a nulla
smettere di usarle; occorre, invece, insistere, indagarne le potenzialità
inespresse, svelarne i segreti. Filippo Giordano ne è convinto: bisogna
continuare a scrivere versi, perché talvolta il verso riesce a farsi luce:
talvolta il verso è "una soave luce | che fluttua lieve sopra le parole, | la
lucciola adagiata sulla secca | erba del prato nella oscura sera".
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Recensione |
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Ditirambi, lai e zagialesche. In fila per tre, per le strade del mondo
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poesia
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| Autori |
| • | Filippo Giordano |
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Edizione:
Il mio libro.it
Roma 2009 |
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| Postfazione di Sebastiano Lo Iacono. In copertina olio su tela (1997) di Mario Biffarella - pp. 52 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Tribuna Letteraria, La Nuova nr.98/2010
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