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Sarà che chi scrive nutre grande simpatia – peraltro evento non raro – per i gatti, ma la copertina di questo libro di Luciana Chittero, con quei gatti stilizzati a forma di falce di luna illuminati da una mezzaluna luminosa e incantevole, è davvero una delizia per la vista e fa venir voglia di leggere questo delicato libretto, raccolta di poesie in italiano e in dialetto di una delle autrici più prolifiche e più interessanti del panorama vicentino.

Uno spazio per sognare è quello che l'autrice si ritaglia per raccontare il suo mondo, un mondo non tanto immaginario o utopistico quanto diverso da quello che è, filtrato dal ricordo, dai sentimenti, dal pensiero, dall'immaginazione, dalla lontananza e, anche, dal sogno cui allude il titolo. Le composizioni di Luciana Chittero sono quasi sempre piuttosto lunghe. L'autrice non ha fretta di arrivare alla conclusione, si prende il tempo per spiegare, per far capire, per descrivere, forse anche per capire.

Nelle sue poesie c'è ad un tempo spontaneità e ricercatezza. Quelle in italiano esprimono voglia di ricerca, di confronto, di meditazione, anche di sperimentazione, come nella surreale "Segantini-Nietzsche, cantori della montagna", immaginario dialogo tra i due personaggi. Le poesie in dialetto vicentino, cui l'autrice si accosta quasi con timidezza in quanto non di origine veneta (e ben lo esprime nella poesia "Mi e il dialeto", in cui spiega tutti i linguaggi con cui è venuta a contatto nell'arco della sua vita), sono composizioni fresche e spontanee, che arrivano dal cuore e che non solo non tradiscono l'idioma della nostra provincia, ma anche lo restituiscono ingentilito, in qualche modo più ricercato, senza per questo che si perda la spontaneità del verso, della composizione che comunque sgorga sempre spontanea dal cuore o dal ricordo.

Recensione
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