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La magia di esistere

La poesia ha un percorso duplice per quanto riguarda la ricerca dell’assoluto: o lo proietta oltre la vita, nell’altrove metafisico o ne riporta lo stupore e il miracoloso nella vita stessa, nel quotidiano, come riesce molto bene alla Dickinson. Questa silloge di Pasquale Montalto, già nel titolo, sceglie questa seconda strada, che certo non è intimistica né manca di slanci e riflessioni filosofiche, peculiarità del primo percorso indicato.

La poesia, che poi si identifica nell’amore, nella bellezza, nella parola, nel paesaggio, è la magia di esistere, quell’incanto che fa scintillare il quotidiano, dandogli freschezza e capacità trasformative. In ciò il poeta, parallelamente, trova come in un dittico, modalità speculare nei disegni della pittrice Pinto, che non sono esornativi, ma parte integrante dell’opera, sia per la scelta del soggetto, a cominciare dalla copertina (il sogno del domani, il sogno, risveglio, la musica della vita, cammino alchemico, eleganza, intimità montuosa, cordiale lettura, meravigliosa la vita, paesaggio silano, stellina a 5 punte, utopia donna, unione di cuori, l’eros trasformativo, intrecci parlanti) sia per la linea morbida, delicata e dinamica.

In questo pregevole “romanzo lirico” il poeta, come un nuovo Ulisse, dai molteplici aspetti e anime, tenta il suo viaggio esistenziale: e a seconda che sia il padre del poeta, il poeta stesso, che sia l’io di ogni lettore che fa questo viaggio, il poeta adotta un verso morbido, o più tagliente, una musicalità classica e andamento solenne o musicalità più conviviale e di respiro più raccolto. Ulisse parla delle sue diverse esperienze di vita e tentativi di partenza: cambia la prospettiva del mito, perché in Montalto c’è l’esigenza e la capacità di attualizzare il mito. Per cui Ulisse, come la sua donna non più Calipso e nemmeno Penelope, ma la sfuggente giovane Nausicaa dell’isola sperduta dei Feaci (la poesia stessa), non racconta più, non è più la parola parlata sua o dell’aedo Femio a raccontare gesta; è il libro, a parlarci delle gesta semplici, quotidiane, di vittoria e sconfitte.

E il paesaggio, oltre agli accenni classici, si restringe alle bellezze e intrighi mentali dello spazio che l’autore conosce e frequenta, dalla Sila, al ruscello, al lago ecc. È un Ulisse moderno, diverso dai tanti cantati (Omero, Dante, Joyce, Foscolo, Pavese, ecc.), ma con alcune caratteristiche, che se anche attualizzate nel contesto in cui il poeta vive, hanno sempre qualcosa da insegnare: l’avventura della vita, la democraticità e solidarietà della nostra esistenza, la bellezza interiore e fisica della donna, il sentimento del noi che abbraccia io e tu, dando loro, significato fondativo della realtà umana.

L’opera poetica di Montalto che ha un verso di grande fluidità e musicalità non è facile né scade nel sentimentale: ha robusti innesti filosofici e grande perizia psicologia, (data anche l’esperienza lavorativa dell’autore), che però non sono parte avulse dalla poesia, ma lievito mentale che trova, proprio per questo robusto pensiero, immagini e versi di grande efficacia e innovazione. C’è, per esempio, nella molteplicità dell’io e del suo proiettarsi nell’altro per diventare comunità dinamica e non certa chiusa, pur nella salvaguardia di valori sempre presenti nell’uomo, sia la lezione del pensiero ebraico e paolino: il corpo (sarx), la psiche e lo spirito (pneuma) in cui la poesia stessa diventa questo corpo spiritualizzato, questo vento dell’Altissimo che spira e toglie le nuvolaglie e le brutture del quotidiano; come è presente Hegel nella dialettica formazione della società (tesi, antitesi e sintesi) e anche il grande filosofo napoletano, Vico, nell’espressione testa-pancia.cuore che richiama la composizione filosofica di sentimento, fantasia, intelligenza.

Il poeta inventa, in questo suo lavoro, anch’egli dei miti con finalità pedagogica: il gufo, che a seconda dei momenti della vita singola e collettiva, diventa ciarlatano, gufo del risveglio, gufo peregrino ecc. Come pure inventa o attualizza il mito dell’albero. È un modo di rivedere il mito (altre volte Montalto parla di utopia) della saggezza (il gufo richiama la civetta sacra a Minerva e quindi la filosofia come ci dice Hegel): essa può essere valida e dà esempio se non si fossilizza, se si sa adattare agli eventi e ha in sé quell’inquietudine di ricerca e mai si acquieta. Per usare il linguaggio della psicologia, essa è quell’equilibrio instabile di cui parla Piaget che vale sia nella crescita individuale sia in quella collettiva e politica. La stessa problematicità Montalto la rivela nella funzione della poesia,impersonata da Nausicaa: essa non è oblio, arroccamento e chiusura sociale, ma è “ dello straniero fai crescita della vita”. Rivisita anche, in modo originale, il mito di Narciso come consapevolezza di distaccarsi dall’alter ergo che può essere il padre o un’idea in cui ci si immedesima talmente da esserne bloccati nell’evoluzione e pietrificati come dalla testa della Medusa.

Oltre al grande lirismo, al pensiero robusto, alla lezione pedagogica, psicologica e socio-politica, la poesia di La magia di esistere registra capacità descrittiva e narrativa nonché la capacità di essere poesia visiva e di rutilante cromatismo. Il libro si avvale di una duplice prefazione: Francesca Innocenzi e Carmine Chiodo e si conclude con “apparato critico”, sezione in cui è presente un’intervista di Anna Lauria al poeta stesso e alcune note critiche di autori di livello nazionale, nonché la biografia sia dell’autore sia della pittrice che ha illustrata l’opera, Alice Pinto. L’apertura del testo è affidata ad una poesia, come testimonianza, del figlio dell’autore: David.

Trebisacce, lì 27 marzo 2014

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