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Maria Luisa Toffanin è poetessa la cui sensibilità poetica è mossa, innanzitutto, "da un'osservazione impressionistica del mondo" che coglie le cose, le emozioni, i colori, "nell'incanto del loro immediato e fugace apparire". L'ha osservato Mario Richter, brillante studioso di letteratura francese e docente della nostra Università, presentando, alla Camera di Commercio, la seconda edizione del volume di poesie Dell'azzurro e d'altro di Maria Luisa Toffanin.

Con la sottigliezza, l'eleganza e l'amabilità di lettura che gli sono consuete, Mario Richter, ha sottolineato il colorismo che attraversa, come una vena sotterranea, questa poesia, osservando come essa, però, non si arresti all'emozione di superficie, né si spenga nella "lamentosa elegia", di gusto decadente, che spesso connota questo genere di lirica. Da lettore sottile, attento alla musica del verso, il prof. Richter ha anzi sottolineato come la poesia di Maria Luisa Toffanin conquisti, soprattutto nelle ultime liriche della raccolta, una personalissima tessitura ritmica in cui la parola si fa "canto, energia, presagio di eternità".

Maristella Mazocca, che con Mario Richter ha presentato il libro, ne ha ripercorso, invece, con ricchezza di dettagli, l'itinerario tematico nel quale s'inseguono e s'intrecciano i motivi del tempo e della memoria, dell'infanzia e dell'armonia, della luce e del mistero. La relatrice ne ha dato una lettura ricca di accenti pittorici soffermandosi, in particolare, sull'intensità spirituale dell'ultima sezione, tutta dominata da "un tempo di assenza e di speranza". Nella quale, ha notato, si alternano liriche in cui prevale "il ritmo, denso e doloroso, da un rumore secco, come di grandine", ad altre effuse, invece, in versi nei quali la fede si fa "ebbrezza melodiosa" e attesa di un aldilà, che sarà "coordinamento e premio, luce e catarsi del mistero di vivere".
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