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Il Mistero del lago, custode di segreti dolorosi, grava sul grigio paesaggio che fa da sfondo alla trama di pensieri e di stati d'animo che Giorgina Busca Gernetti ha saputo trasfondere in questo suggestivo florilegio.

È come se l'anima della poetessa avesse un contenzioso irrisolvibile con i fantasmi e i segreti del lago in una sorta di relazione tormentata nella quale sono impressi i segni della tempesta e il lampo di uno scoppio.

Il Mistero, e non solo quello del lago, ma anche quello degli interrogativi senza risposta, del dubbio insoluto, dell'enigma non risolto, l'affascina e la sconvolge. L'autrice ne intona subito il la fin dalla prima lirica: "Scrutare il mistero che incombe, | mi avvince, ma più mi tormenta. | Vorrei delle cose comprendere | l'arcana ragione, del criptico | loro linguaggio scoprire la chiave | che apre la soglia segreta... ". È la sete di saper dell'uomo di fronte all'inspiegabile.

Allo stesso tempo, però, la poetessa sembra contagiata, forse sopraffatta dall'atmosfera cupa del lago che " ... pallido freme, livido"; "… triste, dolente grigio | del lago immobile sotto la pioggia"; "Bruna l'aria, nere le vette | dei colli, dei monti che cingono | il lago sempre più scuro... ".

Quasi come un lamento, il canto continua con toni e sfumature che svelano la sintonia della sua anima con l'ambiente grigio del lago: "Scrosci dal cielo nel grigio dell'anima | che s’annulla nel lago "; "… Silenzio d'abisso | nel vuoto irreale dell'anima."; " ... Un brivido | corre per l’animo: | l'angoscia preme, devasta | come il vento le canne…".

L'angoscia raggiunge il suo punto più alto nell'incubo. Le ombre del lago " ... scure sagome informi - come - monaci avvolti nel manto ... " la perseguitano finché una di esse riesce quasi a ghermirla: " Lo scheletro biancastro | allunga verso me il suo braccio scarno | un dito adunco…".

Ma anche nel contesto di quest’atmosfera cupa il dramma si evolve e quasi un altro capitolo si apre in cui la Poesia compie altre meraviglie consentendo alla poetessa di andare oltre le nuvole libera del proprio corpo. In questa nuova dimensione, nell’essere essa stessa spirito, può finalmente incontrare e parlare con lo spirito errante, quello del padre mai conosciuto che "vaga nel lago torbido | senza pace", anch'esso, a sua volta, in cerca della chiave che apra la "Soglia segreta", "l’ambita Soglia del Mistero".

"Una porta di ferro nero sbarra | la strada verso l'Oltre". "La soglia è oscura - impenetrabile". Rimane "segreta per gli umani, che nel buio | del dubbio sulla sorte si trascinano" - La chiave ov'è, per fendere quel ferro | che acceca gli occhi acuti dello spirito, | il comprendere nega, lo svelare | il Mistero che domina il mondo, | oscura e fitta tenebra?". " ... Buio il Mistero ... ". Né sortilegio alcuno può svelare l'arcano: "Vana la magia delle rune…". Solo pietà dei vivi per i morti.

Una fugace consolazione il dialogo immaginario con il padre. Il suo spirito ritornerà a vagare "... angosciato nella torbida | acqua del lago immobile... ", sulla sua superficie, nel suo fondo, fra le canne. E anche quando il lago e il cielo saranno di smalto e il sole farà brillare la superficie dell'acqua e i gabbiani voleranno, sarà ancora errante lo spirito: "E se dal fondo emerge | la luce pare opaca, pare spegnersi."; " ... lo spirito errante, senza pace | nella profondità buia del lago | più non gode di questa viva luce | del sole, della serica, increspata | superficie dell'acqua | luminosa, invitante, serenante | solo per i viventi."

In questo finale angoscioso di serenità negata credo che si possa riscontrare un monito. Non sembra esserci segno alcuno di mutamento per la condizione dell'uomo se non la continua ricerca che è speranza e limite del suo destino. E tutto ciò Giorgina Busca Gernetti ce lo ricorda con i versi di questa breve silloge suggestivi ed intensi. Anche nella loro pregnanza e limpidezza sta la sua Poesia.
Recensione
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