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Alcune poesie da
A braccia aperte

2008

A mia madre Margherita, con nostalgia

E lei giunge più o meno improvvisa
Falciando ogni sembianza
Tra le guerre e a coloro piegati
Dagli eterni affetti.
Non credo più alle favole
Ma nella polvere di stelle….
Lassù tra gli spazi incommensurabili
Dove lei è svanita
Lasciando una scia perenne
Come reliquia.
Già gli occhi azzurri erano persi
Nel suo cielo….
Lasciò la dolcezza
D’un sorriso
Uno sguardo malinconico latente
Che sin d’ ora mi trascino.
A grappoli morivano a quel tempo.
La sua guerra …persa
Per armi impari
Ormai sciente di dover percorrere
Ben altro cammino.
Oh madre, nell’incoscienza
Dei miei verdi anni
Giocavo a rimpiattino e tu,
col poco fiato corto
gridavi il mio nome.
Ah madre, perché un dolore
Così vivo ancor m’assilla….
La vita mi privò del tuo seno
Al quale sarei accorsa per gioire
O per affido…..
Da lei mi tolse il mio magro destino
Che pietosa ripagò
Con altre mani che mi
Tennero vicino.
Così ora ti piango mamma
Con l’eroico padre
con le anime del mio tempo
che ti hanno raggiunta.

A mio padre adottivo

Sai… non puoi fermare la mente….
Involontaria ti porta saltellando
Dove le aggrada
In uno scompigliato turbinìo
D’emozioni sciolte
Verso un approdo ,collante individuale
Della propria crescita.
Ma ora l’ora scandisce
Ex tempore
L’avanzare tremolante
Della tua figura
Ed improvvisa trabocca
La sete del ricordo,
il valicare della passione famelica
e del passatore che non s’inceppa mai
ed insolente ravvisa il suo prossimo recidere.

All’istante un lumeggiare rapido
Scova ancora il tuo rapimento
Allo specchio,
non più rassicurante.
Ogni vanità non ha più valore
Scadente…..
Solo il soffio del respiro
Che dondola pian piano
E le movenze lente
Anche nel farti la barba.
Tutto fallace
Non sfuggi al mistero
Quel solitario tuffo
Verso l’ignoto
Che priva e sconvolge
Il carente residuo…
Che non mi basta!
Oh padre, nell’assorta preghiera
Che ti rimando la sera
Per la ricrescita in luce…..
Oh Padre,
Fa che non sia stato vano l’addormentarsi
Come l’inestinguibile amore
Che riverso nel traballio delle prime stelle!

A Nina e Dario Ravano
(miei nonni adottivi)

Quel profumo di limoncino
Sparso per la stanza
Dove, tu nonna,
Volevi come contorno
Ai soliti garofani rosa
Nel tempo m’è rimasto.
Bastava sfiorassi le sue foglie
Lanceolate smeraldine
Per profumarmi le dita.
Tra le nari mi seguiva
Sino alla cucina
Dove sul tavolo apparecchiato
Tre scodelle di minestra
Coperte da tovaglioli candidi
Racchiudevano profumo di pesto.
Le fusa della gatta
Dalle mille sfumature
Sfioravano i tuoi polpacci
Grata per gli scarti di pesci
Che andavi sforbiciando
Per cucinarli ripieni.
Il nonno,celebre artista
Orso,schivo di smancerie
Sempre tra pennelli e smalti
Lasciava l’arte,
perché le mie piccole mani
pettinassero i suoi radi
capelli bianchi,or con la riga a destra
ora a sinistra.
Oh,cari nonni, nel mio cuore
Da quando mi accoglieste
Al pari fossi vostra…….
Le mie vacanze felici….
La vostra casa tra piante
di chinotti e gelsomini
tra il vociare in lingua genovese….
Ora è come lo schiumare dell’onda
carica di vita che si disfa
in tante bollicine.

Inno alla primavera

Ancora qua e là sprazzi di neve
Ma largheggia sulla sponda
Lungo quel declivio al sole
Una estesa fioritura di primule gialle
E di violette.
E’ tornata dopo giornate impossibili
Gelide e scure, timidamente
In punta di piedi
Alleggerendo cuore e vista
Alla sottile aspettativa di un’assenza
Come per un amato figlio.
Eccola qui
Col fermento non tutto presente
Ma lo senti prossimo
E ninfa dalla veste colorata
Con la sua sporta ricolma
Spargere sulla terra i suoi colori
Senza un ordine preciso.
L’avverti tra le folate più tiepide
Passare oltre
Con un carico di polline
Mentre verdeggia la prima erba
tenerella e l’ortica.
Anche i rami s’allungano
per sfiorarne il mistero
coprendosi di gemme pastello
e i canti si moltiplicano festosi
e le finestre riaprono al sole.
I pensieri s’alleggeriscono
Tra mutamenti mutanti di ora in ora.
Sarà quel che sarà
Lasciate solo il rastrello
Per scacciare il residuo morto
Oggi è tempo che la vanga rubesta canti
In quest’aria leggera
Affondando tra le zolle
Per renderle più soffici.

La luna e &.

Si consuma la diuturna attesa
Nella rinfrescante sera
Che insegue là, dove a rompere
L’occiduo rigo, ora di un monte
Ora d’una marina
È l’alone di mistero
Che si fa breccia, silenziosa,
nel crepuscolo dissolvente
d’un immaginario argine.

Ora è il mortale giorno che se ne và
Verso occidente e ancora non la si vede….
L’occhio rovista come falco
Aspirando un lieve tintinnare
il dilagare di luci delle case
E quiete.

Sogno e sospiro
Silenti come questo cielo
Che si conquisa la prima stella e la seconda
e l’altre che appaiono come asterischi.

Poi tra aghi di pino e resina
ingarbugliata tra quei rami
L’opalescente spicchio
Che nell’immensa volta tutte le trascina
Al pascolo, come un suo gregge .
Un refolo d’aria ruba l’incanto statico
L’apnea di un sospiro
le domande che tornano vuote
e le medesime che da secoli
guadano certezze irraggiungibili.

Regalati una favola

Regalati una favola!
Chiudere gli occhi basta
A riordinare mucchi di ricordi
Indelebili, forgiati nell’anima
E nel salto
Su un’altra traiettoria
Difenderti dalle attese
Senza fine
Divenute coauguli

Un volo d’ali
Da fronda a fronda
Senza più affanni
E l’acquietarsi del mero fermento
Ritrito dalla storia
Disciolto al nereggio
Lambente la sera.

Non ha confini il guizzo
Confessa,macina,allude
Assurge desideri ad ogni colpo di remi
Reso possibile da risvolti
Involontari per le prossime ore.

Un lancio nell’aria rarefatta
Senza attrito
Col solo ricordo
Conservato indenne
Battente a unisolo.

A mia figlia

Sul filo dei ricordi
ho ripercorso interamente quel tempo
appartenuto a lei, ombra che mi segue
che và dalla giovinezza all’età
dove galoppano gli anni
frettolosi e inacerbiti
dalle ansie e spigolosa durezza
per la solitudine.
E del gelo che sdrucciola silenzioso
in quella cavità oscura
e commuta rapido
una memoria di brace.
Potessi io abbattere quel muro
per insufflare una boccata leggera
al tuo risveglio
trovare il meccanismo
per un raccordo
giungendo al tuo cuore!
Ah, s’io potessi esondare sprazzi di luce
respiri, il mio bagaglio d’emozioni
e difenderti dalle visioni negative!
Dà sfogo all’ira repressa
il tuo malcelato scontento
allontanando questa tortura
che provo nel saperti infelice!
Ciò che sento è impalpabile
e non lo avverti
ma è la tua voce a tradirti.
Ogni nodo è un inciampo
ma poi un continuo andare avanti
su questa terra fiorente
ad ogni primavera.
Parlami figlia
non tenere stretto il pensiero
io trabocco d’amore per te
oh diletta
osservo e mi si spezza il cuore.
 


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