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Vittoriano Esposito aggiunge ai suoi saggi critici anche questo studio dedicato ad un singolare poeta del nostro tempo, Veniero Scarselli, passando in rassegna tutte le sue opere corredate da profili critici esaurienti. Infatti la figura di Scarselli merita un attento studio; e perchè nel giro di un decennio circa si è imposto all'attenzione della critica più qualificata e perchè ha voluto cimentarsi con il riproporre al lettore moderno il «romanzo lirico» destinato a sfociare nell'epica.

Vittoriano Esposito evidenzia le strutture monotematiche di ogni suo lavoro e la tendenza dello scrittore verso un bisogno sincero di conoscere la realtà, che, agli occhi del poeta, si presenta colma di mali che impediscono all'anima di dissetarsi alla fonte di una vera amicizia e di un amore vero e puro. Insoddisfatto del processo di conoscenza tecnologico-scientifico, Scarselli ritiene di affidare la sua ricerca alla poesia come fonte d'intuizione.

Una ricerca che è anche un viaggio verso qualcosa di annunciato odi predestinato. L'inizio parte da Isole e vele e procede per tappe, ognuna delle quali rappresenta una sosta che permette al poeta di annotare delle riflessioni che si sviluppano poi nelle seguenti pubblicazioni fino all'inedito Breviario per umili peccatori.

Obiettivo del poeta è acquisire uno stile che, per le scelte tematiche, diventa epico-drammatico. La difficoltà consiste nel produrre una "poesia di pensiero" capace di fondere dottrina, fantasia ed ispirazione, conglobando nella fusione eloquenza, stupore, sgomento della morte di fronte al tragico destino della creatura, che soccombe alle miserie del corpo, pur alimentando una forte ansia di Dio.

Lo svolgimento delle opere del nostro risulta unitario ed ogni tema diventa una proposta che trova il suo aggancio nella precedente pubblicazione. Tra i temi proposti quello del sesso viene concepito come la radice di ogni male (di cattolica memoria). Quindi una continua lotta cui segue sempre una sconfitta, finchè la tenacia non porti l'uomo verso la purezza desiderata.

Quando vide la luce il poemetto Priaposodomachia, Scarselli me lo inviò con una bella dedica, pregandomi di leggerlo e, nel caso che io l'avessi trovato buono, di scrivere almeno un giudizio. Ricordo che fui subito attratto dall'equilibrio tra l'ammirazione maschile per la donna e la vocazione a sconfiggere nell'attrazione la colpa del peccato originale.

La ricerca della verità come motivo conduttore, viene a ribadirsi nelle opere che seguono. Il nostro tenta ogni via per scoprire Dio. Anche quella della solitudine di un eremo posto in cima ad una alta montagna. Ma Dio non si fa trovare ed il poeta pensa di tornare indietro fra gli uomini, che però non lo riconoscono più.

Costretto, allora, di nuovo alla solitudine dell'eremo, la disperazione diventa una accorata invocazione (dice V. Esposito) che tuttavia avrebbe dato luogo ad altre invenzioni della fantasia, se non si fosse presentata la occasione triste della perdita della madre, descritta in Piangono come bambini con dovizia di particolari di carattere psicologico. Infatti, ad un primo istinto di ribellione, subentra poi il momento della riflessione che è quello della speranza, secondo la quale, non tutto finisce con la morte, anche se le leggi dell'anima seguono un itinerario diverso da quello del corpo che deve decomporsi in quanto sede di ogni male. Ed è qui che subentra il problema del tempo inteso come nesso tra la vita e la morte. La forma poematica si è affermata imponendosi come modello e riproponendo la struttura classica del periodare intervallato da lunghi respiri. Ma sotto tale riproposta s'agita un'anima in tormento con ansie di tipo esistenziale e sacrale. Infatti Scarselli, partendo dall'ingranaggio di un orologio, allarga tale struttura all'universo e pare che tale motivo viene sviluppandosi di più nell'inedito Breviario per umili peccatori.

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