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La poesia civile, ma sarebbe più giusto dire
un’osservazione della realtà che determina una serie di accadimenti, alloggia
anche nei versi di
Francesco Mandrino:
«Il futuro doveva essere | un’oasi per noi | il nostro nido dietro l’angolo | con
gli elettrodomestici; | fumo negli occhi per coprire | i tuoi piaceri illeciti,
| ed ora fai l’offeso | ed offri al piede della lampada...». La poesia di
Mandrino è soprattutto alimentata da quella inquietudine e dubbi che sono il
sale della poesia, sospesa tra “il fuori” e “il dentro”, un’analisi transitoria
che si sposta da un “raccontare” all’altro situazioni, stati d’animo "a cui
abbandonarci per lenire I ogni nostro pensiero come un male", che incalzano con
lucida abilità sulla pagina
bianca, un lungo respiro, a volte furioso, che si dipana tra un
ordine e un disordine quotidiano: «Spesso ad alta voce il mare e il sole |
pronunciamo, ma cosi strettamente | che neanche noi non comprendiamo più ...».
Si tratta di un percorso anche lungo Ia memoria,
questo di La caduta di Milano, dove non viene a mancare Ia curiosità, alla
ricerca del bei tempi andati, di «una casa con siepi di sambuco I nel cuore, di
sera, quando ci sembra I di riconoscere una porta, quando I guardiamo immagini
televisive | di cui non comprendiamo le parole,».
Una ricerca di un canto erotico, irriverente per certi aspetti, ma non usato
come un’arma, né come peccato («solo segnali oscuri | che ci lasciano indecisi I
sui dubbi, reazioni | d’insofferenza minime | al pungolo ostinato. | Tanto vale
entrare | e cercare sollievo | nelle cosce e nei Seni | come in un
analgesico...»). piuttosto come amore-odio di un’avventura umana, prodotta da un
dettato scorrevole ma mai scontato, particolarmente significativo, tra immagini
e coscienze ipnotizzate dagli stereotipi cittadini, carica di sottile ironia, di
metafore pungenti e allegorie che tendono a sconvolgere, appunto, uno scenario
destinato al fallimento. Poesia fatta anche di metafore che evidenziano una vena
pessimistica di fronte a un realismo, anch’esso tragico come la realtà degli
sfruttati e dei derelitti (gia nota, per fare due nomi, in uno Scotellaro o in
un Sinisgalli), che si sofferma sugli aspetti di una vita che, sia pure
soccombente di fronte al fato del nulla, si rafforza e trova vitalità e
speranza, comunque, nelle potenzialità inespresse dell’umanità, arricchendosi di
rimandi ironici e da uno spirito caustico, temi e propositi esistenziali [che]
non sono appesantiti da riflessioni etiche, pur coinvolgendo il lettore in
riflessioni che toccano anche il sociale.
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Recensione |
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La caduta di Milano
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poesia
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| Autori |
| • | Francesco Mandrino |
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Edizione:
Edizioni Tracce
Pescara 1998 |
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| Postfazione di Ubaldo Giacomucci. Nota di Roberto Roversi. Impaginazione di Graziella Santarelli - pp. 64 |
| prezzo: € 7,75 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.7/2007
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