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Per chi, come il sottoscritto, si è già occupato criticamente di questa autrice è stata una sorpresa, sarebbe ipocrita negarlo, ricevere questo volume di poesie "dell'amore" (e non, più superficialmente, "d'amore"). Una corposa raccolta di testi lirici che trascrivono le mille sfaccettature dell'amore, in cui l'io è preponderante ma in simbiosi con un tu sfuggente e sfuggito: «Ti seguo perse le strade segnali | indicazioni di rito mollati | in belletta di piovaschi | annegati gli incroci fra le nebbie...». Un autentico catalogo (fortunatamente non ragionato) delle emozioni e delle sensazioni che popolano quella sorta di viaggio parallelo che è una storia d'amore, ma anche dei moti dell'inconscio e dei capricci dell'esistenza: «Crollata la diga che ponevi al danno | certo della nostra giornata identica | alla cupa spirale dell'incerto non ho | che il silenzio l'inconsolabile | scommessa del pianto la sconfitta di | una fede costruita nel sangue sul tetto | d'una pelle mortale proiezione del!' | ombra che trascolora splendore | d'invisibile per l'unico momento».

Il tutto tende anche (come è tipico nella poesia di questa autrice) a farsi poema, tanta è l'intensità lirica e tragica, ma anche gioiosa e disponibile a bruciarsi al sole della bellezza, e poema di valenza fortemente etica e autointerrogante con la profondità di lettura della parola (e della Parola) scevra da ogni metapoesia a tavolino che ogni buona poesia dovrebbe possedere o sottintendere. Contribuiscono a legare i testi alcuni artifici spontanei, diremmo così, come polisensi, spostamenti dell'oggetto, polifonie e via dicendo, per non parlare della robustezza dei singoli versi, a tratti quasi classici ma mai esangui («La tua assenza mi destina ai reietti»).

I lacerti di memorie, il passato, intervengono solo quando hanno un carattere emblematico, ciò che evita ogni caduta nell'autobiogratìsmo e quindi nel didascalico, e a garantire ulteriormente la resa letteraria intervengono contrappunti di memoria e sublimazione che si propongono come un eccellente risultato della ricerca svolta dall'autrice nella sua poesia più propriamente sperimentale. Come saggiamente diceva Queneau, ne abbiamo le tasche di leggere cosa cercate: diteci cosa avete trovato. La Bartolini ha dimostrato di conoscere il valore della complessità senza cedere alle lusinghe della complicazione.

Proprio nel già citato ascolto delle emozioni e delle sensazioni sta il massimo valore di questo libro, la cui fedeltà ad un'esperienza intensa (crediamo sia questo il nodo e la giusta posizione degli ingredienti) assicura la nascita di poesie molto spesso di notevole bellezza: «Non è qui che mi attendi la luce | dei tuoi occhi ha un clamore | diverso non è il luogo la terra | la sola esperienza che conosci». in questa fedeltà, più che nella «eletta varietà di stile, di atmosfere, di timbro e ritmo» che rinvierebbe «al concetto di ideale, al quale è dato rappresentarsi esclusivamente nella molteplicità propria dell'opera d'arte» (ammesso che sia vero) su cui pone l'accento Armando Saveriano nella pur intelligente e minuziosa postfazione che tra l'altro analizza bene il rapporto con la morte, risiede il valore di autenticità del libro.

Queste solide basi permettono alla Bartolini di concedersi talvolta la trascrizione di episodi più allucinati e allegorici senza che essi stonino ma appaiano anzi una naturale filiazione, uno dei prevedibili sbocchi: «Intense forniture d'aggressione lemuri e larve | grondano dal tuo sorriso sociale t'arrendi colpito nel | mezzo di un match camuffato da un lontanante | vorticoso carillon dell'addio. Sarà il mio cuore una | torre vigilerò sentinella al confine il dolore | indicibile nel rigo di una preghiera misura del mondo».

Recensione
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