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Itinera è una silloge poetica dove Roberto Mosi racconta le esperienze dei tanti luoghi che ha conosciuto e visitato. Ma, più ed oltre ai luoghi, che lo hanno incantato, sono importanti le relazioni umane, fra persone vicine e lontane. Ecco, subito, apparire la piccola, bionda nipotina Marta, di dieci mesi – che vediamo nella copertina e nelle varie Sezioni – che lo conquista, e che, nelle liriche dedicate ai molti Paesi visitati, egli spesso richiama. Anche Marta ha i suoi “viaggi”, che per il momento, sono gli angoli di casa tutti da esplorare; il mare e la montagna se va in vacanza con la famiglia.

L’Autore, fin dall’infanzia, oltre ad essere innamorato delle bellezze della sua Toscana (Firenze, Siena, Pisa, Versilia) amava conoscere tanti luoghi, almeno a distanza: o attraverso letture, o tramite i racconti degli adulti: i luoghi che, più tardi, ha potuto conoscere di persona.

Nel Sud d’Italia, ha visitato Paola, città natale del grande San Francesco; e la Lucania, terra divenuta silenziosa, perché abbandonata dai giovani abitanti che emigrano. Ha conosciuto la Spagna, e Cordoba; in Algeria ha percorso il deserto; nel Medio Oriente ha visto, “superate le strette pareti del Siq”, la “rosa” e misteriosa Petra. Però ad Aqaba “s’incontrano | popoli e nazioni nemiche. || L’acqua è torbida nel mare | di Aqaba, attraversata | da grigie navi da guerra. || Ad Aqaba inizia il viaggio | nelle angosce del nostro tempo.”

Successivamente, egli ha potuto ammirare la Scandinavia, con le renne, con i ghiacciai e i fiordi, con i suoi sciamani che, durante le divinazioni, invocano la pace. Quindi, è giunto all’estremità dell’Europa: “Ogni viaggio finisce | a Capo Nord | ai confini del mondo, | la tundra deserta termina | sulla vertiginosa scogliera. || Il gelido vento dell’est | spinge banche di nubi | su Capo Nord | il sole tramonta a mezzanotte | nel mistero di una rosea nebbia || … Una fredda paura m’invade a Capo Nord | davanti al mare sconosciuto, | un nuovo viaggio comincia | nel grigio mondo dell’angoscia.”

Viaggiare non è solo avventura e fare nuove amicizie; è anche affrontare climi diversissimi e percorsi aspri e difficoltosi; è conoscere civiltà e culture simili e differenti; è trovarsi in pericolo fra popoli spesso in lotta fra loro; è vedere coi propri occhi tante povertà: “Mani piccole | mani nere | mani bianche | mani ferite || battono ai vetri | della macchina, || sguardi grandi | assediano |  incombenti | il mio mondo. || Mani | fioriscono | nella città, | mostrano | i dolori | del mondo.”

Ecco perché sono importanti i rapporti e gli scambi amichevoli: come fa la libanese Maria che, in Lucania, insegna l’italiano agli orientali che vi emigrano. “…la vita è una brezza di calda amicizia…” Tanto più, sono importanti gli affetti familiari: come quello per Marta !”

Recensione
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