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A Corfù, sull'isola delle rondini
quasi un intrigo internazionale, pronto per il teatro

«Atto primo. Una festa elegante in una casa arredata in stile metà antico e metà moderno. Un enorme soggiorno, diviso da un arco in due parti, una a sinistra che occupa quasi tutto il palcoscenico e l'altra sul fondo con una porta a destra. Ci sono inoltre nel salone due porte-finestre che danno su un'enorme terrazza. Gli invitati sono tutte persone che fanno un po' finta di lavorare, perché molto benestanti, ma non snob...».

Comincia così L'isola delle rondini, testo teatrale d'esordio della triestina Noemi Israel.. Quattro atti, apparentemente indipendenti l'uno dall'altro, come viene spiegato nel risvolto di copertina, con un unico filo conduttore: la storia di una giovane donna sposata, Rachele Casali, e «un indefinibile avventuriero, suo coetaneo, James E. Melville. Un contesto borghese, a cui fanno da cornice una serie di personaggi più o meno faceti, tra cui spicca Luigi Altenburger, illustre e maturo insegnante di pianoforte, che in un modo o nell'altro si trova coinvolto, a volte goffamente, nelle vicende dei due giovani...».

La vicenda assume alla fine i toni quasi di un «intrigo internazionale», per svelare quale la scena si sposta nell'isola di Corfù. «Ho fatto il mio viaggio di nozze – spiega l'autrice – nel maggio dell'anno scorso proprio nell'isola greca: quasi un ritorno alle origini, almeno per mio marito, visto che la sua famiglia è originaria di quei luoghi. Ho trovato un'atmosfera e un contesto quasi simile a Trieste, soprattutto per le varie influenze culturali presenti. C'è infatti la parte inglese, quella greca, quella italiana e veneta in particolare... Insomma, un senso di diversità rispetto al resto della Grecia».

«In questo clima è nata la storia che ora ho pubblicato, incoraggiata anche da gente di teatro. Da parte mia non mi considero una scrittrice. Sono un'appassionata di cinema e di teatro, ho fatto anche la tesi di laurea in storia del cinema, e dunque ho scelto la formula della sceneggiatura perché il dialogo mi "usciva dalla penna" in maniera più naturale».

Fra i primi lettori del libro, anche l'attore Omero Antonutti, recentemente infortunatosi nel corso della lavorazione di un film. Anche dall'indimenticabile protagonista di tanti film dei fratelli Taviani è arrivato un incoraggiamento alla giovane autrice. Che potrebbe essere considerato quasi come un auspicio e un augurio alla futura messinscena del testo. E' quasi impossibile, infatti, leggere queste pagine – con le avventure di Rachele Casali, James E. Melville, Luigi Altenburger, ma anche di Davide Casali, Andrea Luzzi, Fabrizio Verani, Eva Giraldi... – senza pensare a una rappresentazione della storia in teatro.

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