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adiuvandum

Poesia. Nell’affrontare una raccolta poetica l’occhio cade sulla forma visiva, che già conferisce alcune indicazioni per un’analisi che, partendo da un dato apparentemente esteriore, si rivolge poi per gradi alla struttura del testo e ai singoli versi, per arrivare a definire una ‘forma vuota’ entro cui collocare i significati e il loro sviluppo concettuale.

Tra l’altro, per una più approfondita disamina dei rapporti che intercorrono nell’intera opera di un autore, la conoscenza di un percorso potrebbe meglio inquadrare nel contesto generale, storico e individuale, lo stile e le peculiarità che ne derivano. Si ha l’impressione che nel caso di Klein vi sia una ricerca di equilibrio e di armonia messa in dubbio dalla realtà quotidiana, e del suo ruolo incidentale anche in campo letterario, il che vuol dire trovare una discrasia tra l’elemento pratico e quello ideale: in poche parole, il mondo che si produce nel pensiero o attraverso le immagini della creazione poetica non coincide sul piano oggettivo con la presenza di una realtà ingombrante che sembra avvolgere perfino i più alti voli pindarici. Ma questo non toglie ai testi il loro valore assoluto, poiché consideriamo determinati aspetti su quella singola ed esclusiva dimensione, al punto che viene da chiedersi: ma l’uomo è veramente ciò che scrive, oppure una figura interposta?

In Klein dunque l’intuizione soggiace anzitutto a questa soluzione, nel senso che pur consapevole di una identità biologica la sposta dal livello puramente ‘scientifico’ a un elevato universo più o meno simbolico e religioso, sempre ricco di inventio ancorché memore di talune pregresse condizioni. Da ciò nascono i ‘salti’ improvvisi tra il dato espressivo e quello concreto, per esempio all’inizio di Notturno: “Stupore e vaso” — se ci fermiamo a questo primo verso sorge effettivamente lo stupore di come e perché il poeta abbia connesso due parole che in sé sono radicalmente differenti (ma l’arcano viene poi svelato procedendo nella lettura). Dunque, è possibile sfuggire a eventuali ‘lirismi’ e congetturare invece una funzione poietica che riconosca un nuovo modo, ed è per l’appunto in adiuvadum che rileviamo la chiave interpretativa più consona a liberarci da qualsiasi presupposto, sia esso di natura estetica che critica.

Si ritiene quindi che una percezione di quel regno indefinito costituito dal linguaggio rivesta maggiore importanza di fronte alla semplice valutazione qualitativa. Ne consegue che la tecnica va a integrarsi in un insieme connotativo, operando talora sulla sostanza testuale, attraverso una lectio lessicale riconducibile all’intima comprensione, per trapassare l’opacità del tempo e intravedere il punto infinitesimale che contiene la verità.

Recensione
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