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Allegoria

Poesia. Davanti a una parola che “viene e va dispettosa” occorreva un cambio di registro, di conseguenza tutta quella parte tecnica che rappresenta la delizia degli studiosi di metrica ne viene in pratica elisa, seppur in ogni caso un metro esiste sempre, comunque la si giri.

Ma qui dobbiamo considerare una sostanza, pur essa labile, tanto che l’idea verbale finisce per essere qualcosa di diverso da ciò che si voleva dire: ed ecco che entra in ballo l’allegoria, anche quando non si vorrebbe. Ci si accorge che la realtà e le parole – benché queste vi siano inserite – in quel che vogliono esprimere finiscono su piani diversi. Coglie appieno il problema l’autrice allorché si accorge che la parola è un suono: dalle origini rinvia a un oggetto, senza riuscire a diventare ciò che l’oggetto è, semmai realizzandosi su un piano che non può essere oggettivo. Se i versi tendono a espandersi per significare, ne risulta un aspetto simbolico che con difficoltà anche il più agguerrito critico sarebbe in grado di dipanare.

Con tutto ciò si vuol dire che conviene accettare il linguaggio per quello che è, coi suoi limiti e le sue possibilità. I riferimenti a talune personalità non fanno che acuire l’interpretazione, da riportare all’interno del soggetto, poiché si crea in effetti uno spazio intrinseco in cui il pensiero e la visione del mondo hanno la loro parte. Si tenta allora la corporeità, la presa diretta, e questo conduce a una specie di metamorfosi, diciamo piuttosto una mutazione: deriva forse da una particolare condizione del poeta?

Ammettendo tale eventualità, diviene basilare l’ascolto di , ritrovare nel nostro interno coscienza dell’essere e del tempo. Una strada giusta quella che ci viene proposta: scrivendo non si è mai inutili.

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