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Biglietto di sola andata (per l’inferno)

Narrativa. Un precedente volume dell’autore ha ottenuto il primo premio al concorso Peter Russell. Questo nuovo romanzo per la sua forma narrativa si distingue per lo stile secco, realistico, che immediatamente attanaglia il lettore e lo conduce sino alla conclusione.

Una prosa dunque in linea con gli eventi narrati. Ma c’è di più: si sovrappongono due piani, quello del ‘presente’ e del passato. L’inizio è sotto i moli di Bordeaux il 10 settembre 1943. La realtà tragica della guerra si staglia con una efficacia tale da apparire visiva. Tra le sfide che un conflitto impone, quella che riguarda i sommergibili è forse la più temibile, certamente non adatta a chi soffre di claustrofobia: “noi ansimavamo per poterci ossigenare al massimo” e anche per il fatto che all’interno “ogni locale aveva un suo odore particolare”. Al rifiuto di collaborare con i tedeschi, dopo l’8 settembre di quell’anno, segue la prigionia.

E perfino una cavalletta – libera, ma soggetta anch’essa alla sorte – rappresenta un diversivo. Pagine da antologia nel terzo capitolo ove appare il personaggio di Tzara, una zingara mezza sdentata e famelica, segno del degrado cui può arrivare l’essere umano di fronte alle necessità più elementari. È questo un personaggio significativo, e riapparirà durante tutta la storia, eppure in quel suo degrado esiste ancora la scintilla dell’intelligenza, proponendo quel poco che ha prima di farsi ammazzare (per fortuna non accade): ma forse lei non lo dice sul serio.

Però nasce intanto il progetto da parte del protagonista di eliminarla per togliersela dai piedi. Vi è pure una vena ironica che arricchisce il testo, poiché Dio “potrebbe essere un ottimo sommergibilista!” Chi è Tzara lo si capirà alla fine attraverso una lettera. Scrive il poeta Ripellino che si dovrebbero trovare favole e miti anche nelle vicende più squallide, ma lo scrittore Giordanino pensa forse che non sia possibile trasformare un angelo in una strega sguaiata? Un dilemma difficile da risolvere. In altra occasione tornerà la claustrofobia, quasi fosse la memoria del sommergibile.

Recensione
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