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Congiure, crimini e misteri.
I casi giudiziari più enigmatici dagli archivi della Serenissima

Saggistica. In confronto ad altre nazioni sembra che la giustizia della Serenissima fosse più moderata con “ubbidienza sì alle Leggi d’Iddio che a quelle del Prencipe”: il che vuol dire che, oltre agli aspetti religiosi, sono da osservare quelli laici.

L’idea del diritto era già nella tradizione del popolo veneto, una giustizia che non dovesse soffocare le libertà individuali, evitando quindi quegli eccessi che sono più pertinenza della tirannie. Fra le pagine più inquietanti della Repubblica vi è la sovversione del doge Marin Faliero, vicenda che sarà messa in note da Donizetti e da altri minori musicisti. Il suo è il tentativo di instaurare una signoria, perciò non ossequiente ai dettami della Serenissima. Egli verrà poi giustiziato con l’accusa generica di crimini, e di conseguenza la sua decapitazione.

Un capitolo a parte riguarda la massoneria. Diffusasi durante il Settecento, difficile diventa la penetrazione a Venezia, in quanto osteggiata dalla Chiesa, forse avendo presagito una perdita di potere. Un personaggio come Giacomo Casanova aderirà prima alla massoneria, divenendo Maestro Venerabile, poi ai Rosacroce, setta di oscure origini: da osservare che in genere, malgrado la sbandierata uguaglianza, non risulta ci fossero tanti contadini od operai massoni. C’era invece chi asseriva essere i massoni “adoratori del Satanno”.

Una curiosità: l’uso dei pizzini era già presente nel 1620, anche se venivano chiamati polizzini “dei foglietti di carta con informazioni segrete” infilati poi in appositi luoghi. Dobbiamo ritornare sulla fine della Serenissima che si potrebbe datare 12 maggio 1797: si invita la popolazione a non fare violenza, al contrario i patrioti verranno presi a cannonate sul ponte di Rialto. Vedremo poi come Venezia verrà ingannata dalle promesse.

Nella Istruzione al popolo libero di Venezia scrive Francesco Mengotti: “Il Popolo Veneto fin dalla sua origine fu sempre attaccato alla libertà. Fuggito in questo asilo dalle contrade d’Italia per non piegare il collo alla tirannia e alla barbarie, poteva egli non amare d’esser libero?”

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