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Cronache di misteri e di follie

Narrativa. È nostra norma leggere l’apparato critico dopo la lettura del libro, poi aggiungere eventuali osservazioni. Nella postfazione si mette in rilievo come la scrittura dei ricordi o personale, possa costituire l’ovvietà di tante storie, che pure nel loro insieme presentano una certa unicità.

Però la fantasia è una merce più rara, per cui meno affine a chi vive quotidianamente la realtà. In questi racconti alcuni elementi potrebbero rimandare a Borges, per esempio lo specchio e il labirinto, se non fosse che diversa è la prospettiva da cui partono. Per prima cosa occorre, per la critica militante situata a un livello differente, confermare la qualità estetica dei testi, ossia lo stile, qui giocato molto abilmente su diversi registri, che coinvolgono anche la tematica.

È opportuno quindi tenere a mente che ciascun racconto apre una sua dimensione, e pone, per fortuna, delle opzioni sul senso e sulla sfera creativa entro la quale si muove. Se il titolo del libro ci dice succintamente quale potrebbe essere la linea generale, poi vi troviamo delle ‘deviazioni’, vale a dire il ‘gioco’ della scrittura, il suo porsi come universo alternativo a ciò che stiamo vivendo. In effetti una narrazione schiude le possibilità dell’immaginario, ancorché parta da un dato reale.

Come si diceva, lo specchio, ovvero il doppelgänger, riconosce la verità che tra materia e spirito non vi sono confini. È indubbio che ogni pagina andrebbe studiata nelle sue sfumature, specie là dove affiorano sentimenti. Il lettore cerca un riflesso individuale, ma la felicità che sembra a portata di mano sfugge in quanto ognuno insegue sé stesso. Nel racconto La stanza vuota più evidente si fa il fantasma, che corre parallelo alle figure inventate e istituisce un rapporto difficile da sciogliere. A cosa quindi dobbiamo credere?

Alla realtà o alla scrittura? Il dilemma sorge allorché scrivere diviene reificazione, e intende creare un luogo proprio, ove introdurci. C’è, in fondo, il desiderio di un amore che non si consumi, che travalichi il tempo, nostro nemico e inferno virtuale. L’autrice ha compreso il dissidio tra la cultura e la vita, sebbene vada precisato cos’è cultura e cos’è vita. Spesso si tende a mescolare le carte, a generare una bellezza che appena intravista subito si dissolve: magia e funzione della parola.

Recensione
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