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Desolation Angel | Disiecta per Vista sull’Angelo di Massimo Scrignòli

Saggistica. Pare che la scrittura sia l’unica delle arti a essere autoreferente, nel senso che si può fare critica della critica. Ma questo caso è tale per cui non conviene. Affrontando l’opera di Scrignòli, la saggista dispone di tutti gli strumenti che possono analizzare e sviscerare contenuti e forma dell’opera. Ci viene la convinzione che non sia lontano dal giusto chi ritiene la critica una linea letteraria indipendente perfino dal testo, anche se mancando il testo eventuali esegesi non sarebbero possibili, mentre le osservazioni del critico o saggista vanno a creare una specie di ipertesto.

E non è secondario il fatto che, come scrive la Brizio, un’opera poetica andrebbe letta anche da un metricologo, al fine di cogliere tutte le “meraviglie foniche e ritmiche” che un testo contiene: non si può che essere d’accordo. Tuttavia, poesia in genere è considerata quella che contiene valori estetici, di conseguenza i due aspetti andrebbero integrati. Pure la scrittura infatti possiede un tempo, per esempio la lettura, da decodificare e diverso secondo le varie interpretazioni. Se la “verità non è pertinenza degli umani” allora dovremo accontentarci delle apparenze.

Che poi la struttura del linguaggio rifletta quello dell’esistenza è un problema da affrontare in ogni suo elemento, salvo che si ritenga la scrittura qualcosa di avulso perfino dallo stesso individuo. C’è sempre qualcosa che ci sfugge nella realtà, ed è proprio il pensiero allorché si rivolge a ipotesi – non supportate da rilievi scientifici – che potrebbe far smarrire la propria identità.

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