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Dio assoluto e Dio persona

Saggistica. Di regola un critico dovrebbe limitarsi a definire lo stile di un’opera o di un autore, ma in questo caso il tema è talmente affascinante che è impossibile non riportare alcune osservazioni che ovviamente non fanno testo, pur con l’intento di contribuire in qualche modo a una dialettica fra autore e lettore.

Il problema dell’esistenza di Dio, o comunque di una entità che ha creato l’universo o è il primo motore agente delle cose, si trascina da secoli senza mai arrivare a una conclusione. Nel terzo capitolo si cerca la prova dell’esistenza di Dio, e già troviamo il primo dilemma. Secondo Sant’Anselmo “Il fatto stesso che l’uomo ha l’idea di Dio ne postula l’esistenza.” Se solo formulando un’idea l’oggetto pensato esistesse, avremmo la realtà ingombra di oggetti pensati. Più logico, ma come vedremo anche la logica essendo nostra ha il suoi limiti, sarebbe supporre anziché dimostrare.

L’altra dimostrazione riguarda il creato: Dio esiste poiché da niente non può nascere qualcosa, ma potrebbe darsi l’esistenza di una materia eterna, dalla quale si sviluppano diverse forme. In più, quale sarebbe lo scopo di creare un essere imperfetto, l’uomo, la cui fisicità è fragile e complessa e le cui funzioni sono spesso ripugnanti? Dio poteva – non pretendiamo di conoscere ciò che può o non può fare – originare creature di puro spirito, come da più parti si crede sia lui.

Tutti gli interrogativi che gli esseri umani si pongono nel loro divenire non erano presenti nelle prime forme di vita. Si direbbe che, crescendo le capacità intellettive, le conoscenze si siano spostate verso sempre più elaborate intuizioni mentali, il che non vuol dire che non vi siano rapporti tra l’aspetto materiale della realtà e la sua dimensione soprasensibile. Gli stessi scienziati devono pur ammettere che anche a sofisticati strumenti di indagine qualcosa sfugge, e man mano che il dubbio procede tende a spostarsi in territori incogniti.

Dovendo ascoltare quanto la Chiesa insegna, di un essere perfetto che non vuole il male, ma è amore infinito, sorge spontanea la domanda: perché allora il male è nel mondo? perché un Dio perfetto ha generato elementi imperfetti? Qui incontriamo due facoltà che sono state assegnate a Dio: l’onnipotenza e l’onniscienza. Se gli atei negano che vi sia un dio, si può rispondere che nella sua onnipotenza potrebbe non essere, infatti se potesse soltanto essere non sarebbe più onnipotente.

E l’onniscienza: Dio sa tutto ciò che è stato, che è e che sarà. Ci si chiede: perché allora ha creato l’uomo sapendo già ciò che poteva diventare? Ne consegue che se vi è un Dio assoluto le sue azioni non possono venir comprese; e se fosse persona, in tal caso vi scorgiamo il riflesso dell’essere umano che vorrebbe divinizzarsi e quindi proiettare la figura divina oltre sé stesso.

La morte pone un confine: sperando in una resurrezione appare evidente il desiderio di vivere eternamente. Di un certo interesse appare il pensiero di Haeckel per il quale la realtà è un essere unico diviso in materia e spirito: classica divisione, peraltro, ma Gesù affermando che il suo regno non è di questo mondo fa presagire che vi sia una realtà superiore, non soggetta né alla materia né allo spirito inteso come energia. Quanto detto appartiene a una interpretazione che va oltre i temi presenti nel volume. Dovendo però attenerci al medesimo, conviene seguire una linea storico filosofica che sia affine al percorso umano attraverso il tempo, fin da quando la scrittura è divenuta depositaria di una tradizione.

Un percorso cui non sono esenti i valori etici e quelli morali. Per questi ultimi si trae la domanda “Ma perché vergognarsi degli organi genitali scoperti?” La condizione naturale si è venuta emancipando (e allorché vi sono dei corsivi la parola mostra significati ulteriori) con il dettare regole in una società che all’apparenza intende essere civile, ma in effetti mostra la caduta di quell’innocenza che era al principio. Così anche il problema del fine vita fa scaturire i mostri dell’immaginazione, mentre più semplice sarebbe tornare alla madre terra.

Recensione
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