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Esorcismo eretico

Poesia. Che dire se non che fin dal primo testo lo stile della Guidi risulta convincente? (ci si riferisce al “sole senz’oro | e senza vento”). Ma l’autrice fa di più, plasma le parole, a tratti le inventa, sempre con una coscienza del loro valore semantico, incidendo sul piano lessicale senza mai deturparne la sostanza espressiva. Allorché una certa crudezza traspare dal linguaggio, ne viene per così dire temperata con l’eleganza del dettato, eleganza che per altro continua nella forma.

Ci chiediamo cosa si esorcizza in modo eretico: il dolore, la morte? appartenenti a un mistero che la realtà invece di svelare spinge verso le remote regioni dello spirito. Quella realtà biologica che investe anche la parte spirituale dell’io, mettendolo di fronte a una concretezza tale per cui la scrittura, sebbene connessa, tende ad attenuarne la portata. Si può dire che il dolore non diventa memoria, o che la memoria dimentica facilmente il dolore.

Con Naturalia la metafora tende a spostarsi oltre, ma nello stesso tempo accorpa su di sé le immagini, sicché ne esce una rappresentazione che sor-prende il lettore e lo fa partecipe, ancorché i termini adottati siano situati su una sfera più alta; eppure percepiamo figure di straordinario rilievo, e di conseguenza la descrizione si addensa in grumi di intensa resa figurale, nell’ottobrata cheta “fiammeggiando vitigni”. Se troviamo un afflato religioso, raramente risulta consolatorio, tanto che sembrerebbe inutile alzare a Dio preghiere che non vengono ascoltate. Probabilmente l’umano inquisire impedisce la vicinanza a un Dio che sfugge alla ragione, meglio dunque affidarsi a “una vergine fede senza domande”: in ciò sta la bellezza dell’idea-fede, ognuno è libero di fare le proprie scelte.

Recensione
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