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Il disordine degli abbandoni

Poesia. A volte partendo dalle apparenze si può arrivare a un risultato critico che coinvolga anche la parte psicologica di un autore, poiché le apparenze sono in effetti ciò che l’individuo vorrebbe realizzare, completando così un’immagine che, sebbene contenga una parte virtuale, risulta più completa proprio per l’andare oltre la fisicità.

È quello che propone la poesia: portare l’idea nella parola, la memoria nel presente, i concetti nel cerchio dell’ispirazione. Pertanto, considerate visivamente, queste poesie producono un senso di luminoso, di una coscienza che si apre al mondo conservando in sé determinati valori, tra cui un’ascendenza spirituale che tenta di presentarsi nella parola.

Va detto come premessa che il periodo che stiamo attraversando, con le sue costrizioni, incide nella fase creativa: forse ci si era abituati a non avere vincoli, a possedere interamente la nostra vita, senza rendersi conto che tutto il mondo in cui siamo circoscritti ha dei limiti. L’attesa diventa a volte disperazione, e il sentimento si affievolisce di fronte all’ignoto. Accettiamo quindi come un messaggio la poetica che si profila ora, ma che guarda al domani. Un altro aspetto di queste liriche è la purezza.

Spesso, in modo quasi automatico, escludiamo dai versi termini che potrebbero apparire sgraziati o non idonei: da qui nasce l’intento di selezionare il linguaggio e adeguarlo al pensiero, ed è come il voler sfuggire alla presa della realtà. Lo si nota se “sotto il cielo di marzo il ciliegio fiorisce”: vorremmo che tutto divenisse una superficie perfetta e immacolata, che le immagini diventando simbolo perdessero la loro carica oscura, la loro carnalità; la poetessa ne è ben consapevole, ma segue la sua linea, cerca di uscire da un tunnel che l’essere umano ripudia, eppure fa parte del suo io.

Qualcuno si affida alla natura, con l’illusione che là risieda un paradiso ideale ove ogni cosa è incontaminata; ma la natura è per sua funzione indifferente alle vicende e al dolore dell’umanità: un dolore, sia chiaro, che gli stessi uomini creano e diffondono, non avendo raggiunto quel principio etico che sta sopra i destini umani. Chi cerca la poesia priva di contorni ideologici la può incontrare in Geometrie preziose; in questa lirica ci sentiamo investiti da una luce primaverile, da quel sogno di morte e rinascita che alcuni chiamano miracoloso, ma è in sostanza il tradursi delle creature nel ciclo delle stagioni e il loro comparire e scomparire attraverso il tempo.

Possiamo tacciare di ingenuità certi versi, o non piuttosto lo spirito che prolifica proprio sulle emozioni più semplici? Nelle prose poetiche vediamo una specie di intervallo che induce a riflettere sui temi essenziali della vita. In modo assai più evidente affiorano le inquietudini che la pandemia ha diffuso attraverso dati e comunicazioni che vanno a colpire la presunta invulnerabilità dei nostri sistemi tecnologici. Quando ci si affida alla natura quale eden felice, emerge il problema dell’immaginazione, facendo cadere ogni presupposto. Non è inusuale allora il desiderio di fuga. Può darsi sia l’ipocrisia a generarlo.

Dovendo guardarci nel profondo, assistiamo a verità che ci disorientano, e siamo obbligati a porci delle domande. Siamo sinceri: la realtà fa paura. Se le parole sono “ridotte ad inutile orpello” tanto vale non scrivere, ma scrivendo otteniamo una vittoria, almeno su noi stessi. Le figure che evocano la bellezza, i sentimenti come l’amore, che fornisce momenti eterni, devono soggiacere alla logica di un universo che non ha coscienza. Questa logica non possiamo farla nostra: ci sono dimensioni che oltrepassano la capacità di apprendere, e l’ultima frontiera si propone come un non essere e non chiedere. C’è un passo in cui l’esterno appare un’orda meccanica: s’è accorta la poetessa di aver sondato ciò che si dovrebbe tener nascosto?

Coltivando giorno dopo giorno un paesaggio ideale la concretezza ne viene sconfitta. Frenando le mutazioni dell’io tanto da non parere sé stessi istante dopo istante si rischia di sconfinare nel nulla che non muta. La linea alta dell’amore tende a dissolversi e il regno dei sensi a sparire. La poesia potrebbe trasformarsi in un gesto verbale privo di significato, ma non possiamo farne a meno.

Recensione
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