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In risposta al silenzio

Poesia. Sull’autore scarne notizie in apertura: è nato a Belluno nel 1981 e ha già pubblicato Traslucido nel 2007: un poeta quindi che prima di uscire con un’altra raccolta sembra voler riflettere e procedere poi con una nuova silloge. Il titolo è significativo: la parola poetica risponde al silenzio.

Occorre intanto chiedersi il senso del silenzio, da alcuni ritenuto una conquista, come in certe filosofie. Lo stile di Pellegrini sembra voler raccogliersi all’interno di una parabola individuale, mai ponendosi sopra la righe, ma se il caso scendendo in profondità nella propria essenza, con gioie e dolori, questi ultimi non facilmente eliminabili. Pur nella ricerca rimane quel garbo che il poeta confessa: restare in una realtà interiore, forse anonima, ma per questo ancor più intensa.

Quindi il silenzio può assumere un valore positivo, sfuggendo alla violenza di una società in cui ogni interesse è rivolto al profitto, perciò anche la denuncia delle tante situazioni discutibili assume al più il tono dell’ironia. La dolcezza che nasce dalle lacrime si attaglia a versi talora dolenti, di una purezza intangibile, sfuggendo a quelle che egli chiama l’effigi dell’inganno, ed è per l’appunto tale inganno che la poesia svela, un inganno che a volte si ammanta di orpelli e trucchi che non possono indurre in errore chi della verità ha fatto il suo credo.

C’è una domanda finora senza una risposta precisa: come sarà la morte? ciò che siamo e scriviamo diventerà niente? A questo punto dovrebbe supplire la fede, eppure incontriamo “l’incolmabile assenza di Dio”. Però, già il fatto di notarne l’assenza è un segnale di presenza: le sue vie non sono le nostre. Fra tradizione – per esempio un sonetto – e modernità, quella dell’autore è una poesia che parla e comunica, qualunque sia in tempo in cui verrà letta.

Recensione
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