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La dimensione notturna in Antonio Tabucchi

Saggistica. Uno scrittore, in genere, ha una propria dimensione interiore che se non si esplica in tutte le sue opere si attiene a un percorso che la fa affiorare secondo l’ispirazione e ne connota criticamente la figura.

Su Tabucchi molto si è scritto, e non sempre in modo elogiativo. Per esempio, certa critica ritiene la sua scrittura un gioco manieristico, e qui viene il confronto inevitabile con Borges (L’Aleph), ma nello scrittore argentino è l’illusione di una erudizione spesso fittizia a ricreare un mondo, oseremmo dire più mondi, mentre in Tabucchi minore appare tale incidenza. A costo di apparire pignoli, ci viene da distinguere tra narratore e scrittore. Il primo descrive storie, segue vicende; il secondo invece affida di più alla parola il suo messaggio. Anzi, forse il narratore si interessa meno del messaggio per coinvolgere il lettore nelle sue trame narrative. Diciamo, a scanso di equivoci, che la Lizzi ha compreso la sostanza dello stile di Tabucchi.

Parliamo di stile e ovviamente si deve intendere anche il contenuto. Quanto però sia facile ingannarsi sulle apparenze, e non di rado sull’essenza, lo dimostrano i pensieri di Leopardi, che in certi casi vedono ciò che vorrebbero vedere e non la realtà biologica delle cose. L’esaustiva lettura che la Lizzi fa delle opere di Tabucchi è tale che ce lo rappresenta in modo evidente, al punto che senza conoscerne i romanzi e i racconti la decifrazione corrisponde al rapporto che intercorre fra scrittore e critico.

In Sostiene Pereira la dichiarazione coinvolge la filosofia, che sembra si occupi solo di verità, e la letteratura, che sembra “si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”. Ma allora, qual è la verità e quale la finzione? e anche una finzione non potrebbe essere vera in sé? Se Tabucchi, come scrive nel Tristano muore, consegnava la sua eternità alle parole, proponeva un tentativo che era già fallito in partenza.

Questo capitolo sulla “sapienza del personaggio” è senz’altro uno dei più significativi. Il mistero che la scrittura esprime si esaurisce quasi sempre al suo interno, e benché la scienza tenda giorno per giorno a distruggere i misteri, non riesce ad arrivare all’ultimo.

Recensione
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