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Lasciati i bei sonagli ...

Poesia. Chi si appresta a leggere un libro di poesie può chiedersi anche il motivo di un titolo così singolare, ma alla fine capirà: infatti fin dal primo testo ci si rende conto di trovarci di fronte a un poeta che fa della scrittura un sentimento, che vuol dire bellezza e pensiero. Ci sembra di venir introdotti a un tempo remoto: “Prima di te fu il deserto di pietra”. E basterebbe un verso come il seguente per definire Mario Sodi poeta: “Un bambino cammina nel mio labirinto.”

Il che rappresenta quella purezza ideale che solo chi è bambino, nel suo regno fantastico, riesce ad esprimere. Questo nitore di linguaggio resterà prima e dopo le parole, in quanto i versi difficilmente possono soggiacere alla critica, ma vanno presi per il loro significato teso a unire natura ed emozione in un tutt’uno di inarrivabile eleganza. Che diremo di un albero che deve lasciar posto al cemento? “Già in terra è la sua veste d’oro.” È l’esempio di come le cose contengano un fascino segreto messo in luce se la figura si tramuta in simbolo.

C’è una lirica (Neve nera) che compendia lo spirito dell’autore, “un ordito di pensieri nel silenzio”, poiché se il silenzio fa parte della realtà ‘metafisica’, il pensiero lo penetra e lo traduce: qui abbiamo un finale che tocca il cuore, dove dolore e conoscenza assumono un senso allorché “il nostro angelo le ascolta”. Di versi memorabili ne troveremo a piene mani, essi nascono da un ‘istinto’ poetico che è connaturato e non necessita di lezioni. Anche di fronte all’ineluttabile noi possiamo sperare quando “nella notte più oscura apre la rosa”. Poesia, questa, che ci prende nella sua percezione dell’essere e apre nuovi spazi in una dimensione senza confini.

Recensione
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