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L’ultima finestra

Poesia. La raccolta è introdotta da una copertina semplice: il riquadro con le sue gradazioni di un colore rispecchia almeno in parte la poesia di Zanon, quella chiarezza espositiva che è una caratteristica del poeta veneziano.

Sono quaranta liriche (non a caso la collana è intestata a “valori lirici”) contrassegnate da un numero romano, una specie di diario interiore e continuativo che coglie gli aspetti del mondo e della condizione individuale. Per il lettore c’è già (I) un’ammonizione: “Severi passano i giorni”; severi e forse anche giusti poiché il tempo, nella sua impalpabile realtà, rende uguali esseri e avvenimenti. Il presagio è una prerogativa dei poeti, la cui sensibilità si esplica nella scrittura, in modo tale che essi vedono prima ciò che potrebbe avvenire, cogliendo quei fremiti dello spirito che i versi cercano di tradurre.

È inevitabile che la società nella quale oggi ci troviamo (Zanon è nato nel 1954) ponga grandi riflessioni su: dove stiamo andando? a quale deriva porta la violenza? Perciò è un “arido tempo” (IX) privo di ideali e non di rado dominato dall’ipocrisia. A volte, nella struttura essenziale dello stile, la poetica di Zanon si apre al canto, alla voce che dispiega la bellezza dell’immagine e del suono: “I canti della Terra sono poesie sonore” (XV), sebbene la città natia appaia “arrendevole e stanca” (XIX).

Poi ci sono i ricordi, la memoria degli amici scomparsi: infatti ogni raccolta del nostro poeta assume un suo significato. Qui in apertura viene riportata la “la struggente lettera finale dal poeta Aldo Vianello” deceduto nella città lagunare il 21 gennaio di quest’anno.

Recensione
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