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Pionieri a San Domenico

Poesia. La plaquette reca il sottotitolo “Ricordi dei primi tempi di vita nel quartiere in Selvazzano, dal 1974”. San Domenico è quindi un quartiere recente, ma non tanto da non avere una sua storia. La parrocchia venne creata dal vescovo Girolamo Bortignon con decreto dell’8 dicembre 1969, e l’anno seguente prese residenza in San Domenico il parroco Gino Zambonin. Poi inizia lo sviluppo demografico. La chiesa viene inaugurata nel 1972. Ora il poemetto sembra partire idealmente dall’anno 1974 allorché la famiglia della poetessa conquista “la terra vergine di San Domenico”. Sebbene nove lustri (dieci partendo dalla creazione della parrocchia) siano circoscritti in rapporto ad altre realtà abitative, tuttavia è proprio attraverso la poesia e la memoria, sua fonte ispiratrice, che si delinea gradualmente il mito, inteso come idealizzazione dei ricordi e significato fondante. Ed è proprio grazie alla poesia che il concetto mitico è in grado a trasformare luoghi ed eventi in una forma d’arte, tanto più perché pensato, partendo dal principio che la perfezione risiede nel pensiero, là dove non sono possibili interferenze concrete.

La storia familiare si intreccia con la natura, quella “Natura-scenario di armoniosi cammini”, che circonda ma anche protegge, e la realizzazione verbale sembra prendere visione delle cose nel loro primigenio apparire. Evidenti quindi risultano i pregi creativi del testo, derivati da una innata ma cosciente vis poetica che traduce e illumina, con intuizioni di esemplare purezza: “sofora-ragazza dai lunghi capelli.” Intorno nel frattempo cresce il fervore costruttivo, passano gli anni e le età, ma la purezza di quel primo atto dà vita a una comunità, a un “cantiere spirituale”. Con un forte sentimento del Sacro il poemetto si conclude, poiché è in effetti l’“andare al ritmo del Creato” che conferisce spesso ai versi una limpida eleganza, un tono meditato e insieme spontaneo, una valenza che si muove tra affetti terreni e aspirazione all’eterno. Si ripeterà la “nuova minuta risurrezione”? si apriranno, come prevede Giovanni, nuovi cieli e nuove terre? Per ora accontentiamoci della vita presente, di una realtà che, per quanto a volte enigmatica, la poesia riesce a penetrare rendendo ogni istante irripetibile.

Recensione
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