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Profughi per sempre

Poesia. Nella sua premessa la poetessa ci dice che il suo “orecchio interno” scandisce i versi secondo una “sperimentazione che va oltre la metrica”. Ma cos’è la metrica? Un complesso di norme che definiscono struttura e composizione dei versi (Gabrieli) e stando a Ramous è la disciplina che studia le strutture formali che determinano la specificità del verso nella comunicazione poetica: perciò un buon poeta – come in questo caso – sa cogliere quel ritmo interiore che esula da una rigidità normativa.

Però qualsiasi verso, breve o lungo, soggiace all’analisi del metricologo, il quale va a individuare il metro, il ritmo e i vari fenomeni metrici (per esempio la sinalefe) attuati in piena libertà dal poeta. Del resto, se analizziamo versi come “Sul dolce mare quasi tempestoso” o “il codice segreto del mio cuore” ci accorgiamo trattarsi di regolari endecasillabi, il primo coincidente con le sillabe grammaticali e il secondo con sineresi (mio). Altro aspetto che attrae in queste composizioni è la libertà di punteggiatura, i cui segni non seguono più le regole di scansione testuale, ma preferiscono porsi in modo quasi aleatorio, se non fosse che nella loro indipendenza acquistano significato: sta allo studioso comprendere le motivazioni che causano andamenti ‘irregolari’.

Nell’autrice è assai vivo il senso coloristico, che crea contrasti cromatici di indubbio fascino: “Tramonto turchese | E oro puro colato | Nell’ultimo agosto sul mare” (Ultima spes). Se ne ricava che poesia è non tanto la supina accettazione di modelli imposti, bensì il percepire la bellezza del mondo che spesso solo i poeti riescono a cogliere.

Recensione
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