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Sinfonia per San Salvi. Variazioni per parole e musica “Litania su Piombino”

Poesia. Non sempre le pubblicazioni possono venir indicate con una precisa tipologia: se il fondo è poesia, altri inserti modificano la definizione dell’opera, pur se la poesia rimane il punto fermo cui riferirsi. Peraltro, il fatto di includere riporti da altri autori serve a creare una specie di temperie entro cui svolgere poi il senso complessivo.

Vi è qui un rapporto piuttosto stretto con la musica: già citando Hölderlin – il che implica una vasta dimensione spirituale – viene da pensare a Nono e al suo Fragmente-Stille, an Diotima o al collage di Eisler, per dire che non vi è distanza temporale nell’arte e possono collegarsi voci assai lontane fra loro. Di fronte alla concretezza di certe scritture ogni pregiudizio deve venir meno.

C’è indubbiamente l’elemento primario del fattore umano, le cui mutazioni lo riguardano anche se inserite nel ciclo delle stagioni, in quanto ogni evento od oggetto è contraddistinto dalla mutazione, senza per questo perdere nulla del suo carattere. Se la parola, quale strumento comunicativo, si integra a un limbo lirico – qualcuno dice oltremondo – ecco che ne risulta sminuita la forza originaria che qui invece è conservata appieno. Ora le immagini non fanno che potenziare simile impressione: esse costituiscono, più che l’emblema, la visione delle cose quali ci appaiono, e la decifrazione sarà meno distante dal significato.

Pare che la società odierna attenda rassegnata un modello tra economia e mercato insieme ad altri e discutibili modelli, mentre all’orizzonte si profilano i “Putridi cavalieri”. La tecnologia, più che per colpe sue, è interessata secondo l’uso che ne viene fatto, tra l’altro un controllo sempre più stringente, e ciò che oggi accade lo dimostra. La realtà alla fine prende il sopravvento: si veda il suicidio di un vecchio signore. Su tutto però sembra prevalere il mezzo informatico che scandisce e forse annulla: ma i testi poetici a volte preludono all’inferno e il dato espressionista diviene salvifico provenendo stranamente da una figura che si proietta nei secoli. Un ritorno? Difficile dire, ma sin che esiste poesia rimane l’attesa.

Recensione
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