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Una Storia d’Amore

Poesia. Un titolo semplice, che sembra quasi universale, tanto l’Amore con la a maiuscola fa parte dell’umanità, malgrado le contraddizioni che la distinguono. Conoscendo il percorso poetico di Jacobellis, ci sentiamo di affermare che questo Amore possiede anche una valenza metafisica.

Su tale strada ci mette un metafisico labirinto attraverso il quale incontriamo la sostanza di questa poetica, il suo rivolgersi sull’entità che siamo piuttosto che sugli oggetti — non che questi siano assenti, ma servono più a variare il contesto che a definirlo nella sua intima realtà. La poesia, almeno a nostro avviso, è spesso folgorazione, quell’attimo che riesce a cogliere l’indecifrabilità delle cose e il loro divenire, in pratica il motore primo che le anima e le traduce nel mondo sensibile.

Confronti con altri stili sono impossibili nel caso del nostro poeta: alla lontana qualche riverbero si ritrova da Silesio, ma qui il discorso si distacca da un elemento strettamente confessionale per assurgere ad altre dimensioni: pare quasi di uscire dall’umano per entrare in una materia ove emerge la “geometria delle cose” e si presentano “le parvenze del mondo”. Intuizioni che si riflettono nella scrittura, sempre sul punto di travalicare qualsiasi pregressa conoscenza per aspirare a nuove forme, siano esse fisiche o spirituali.

Del resto ci illumina un termine quale parestesia, da non intendersi solo come termine medico ma come alterazione della sensibilità, in grado di inoltrarsi in quei territori della creazione linguistica capaci di originare inusitate immagini e nuovi pensieri. L’ideale può essere anche una figura, che non intendiamo individuare per lasciare la libertà al lettore di immaginare: ciò che viene trasferito sul piano intellettivo deve essere anzitutto percepito, se non compreso.

Forse che Jacobellis sia un poeta veggente? In effetti ogni poeta è veggente nella sua sfera di appartenenza: dal poco origina il molto, dalla quotidianità fa scaturire il mito. Davanti a certe dichiarazioni si resta sorpresi: “l’anima è la presenza nell’assenza”.

È sufficiente un passo come questo per farci capire che siamo di fronte a una poesia che deve coinvolgerci oltre il fattore emotivo: poesia indubbiamente più difficile, ma che darà al lettore veramente accorto un appagamento che va al di là delle figure pur affascinanti della fantasia: siamo sempre sul punto di cogliere l’ineffabile, di chiederci qual è il significato di una scrittura così densa eppure di una raffinata trasparenza, tanto che siamo costretti a ripassare ogni verso, a interpretare il suo senso, a esaminare i vincoli che lo lo uniscono al contesto e all’insieme di tutta la raccolta.

Jacobellis concepisce però non soltanto i concetti positivi, ma attraverso l’ombra quelli negativi, in un tono che esula dal raffronto o dal contrasto, tentando di unificare gli opposti, e in fondo la stessa linea che unisce ciascuna entità all’altra, riflettendo da una posizione altra la nostra presenza; l’ombra compare spesso, così come la luce: nella poesia a p. 103 cogliamo un aspetto visionario del poeta, il suo ripetersi in un linguaggio che non è più soggetto alla logica, ma sviluppa per continue metamorfosi significati interni che sembrano allontanarsi nel tempo per giungere dove si perde la nozione delle cose. Certi risultati però si raggiungono anche attraverso la tecnica.

Infatti Jacobellis sceglie una linea essenziale, la centratura del testo che conferisce a ogni testo un equilibrio meno evidente quando i versi vengono allineati come di consueto a sinistra. La punteggiatura è ridotta al minimo: rare le virgole, mentre l’uso delle parentesi ricrea all’interno di ogni lirica dei momenti di pausa, come inserti che costituiscono senz’altro la peculiarità di uno stile.

Tra l’altro c’è una brevissima lirica che riassume l’identità stilistica del suo autore; la riportiamo per intero: “Seguo i colori nella luce | e | mi appresto a mutare”. Una approfondita esegesi ci dice che pure l’aspetto formale – la e divisiva e insieme unitaria – assume notevole importanza. Ogni elemento linguistico concorre a definire un’idea, in cui la bellezza dei suoi elementi luce e colori sono l’incipit per entrare in una realtà che sfugge ai sensi e si compie nella dimensione assoluta del fare poesia.

Recensione
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