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Non si placa la furia poetica di Veniero Scarselli che pare abitato e agitato dal demone della parola che lo possiede e lo costringe a dar vita a un’infinità di mondi che alla fine risultano essere le sfaccettature di un unico immenso prisma nel quale si riflettono le sue visioni e i suoi deliri, le sue aspirazioni e il suo desiderio di assoluto, la sua fame di verità che lo fa antropofago di parole ma anche ventre in continua eruzione che espelle i fantasmi che in quelle parole si sono rivestiti e cercano e pretendono la luce della vita.

Questa rincorsa verso l’assoluto si manifesta ora nella sua nuova opera Trionfo delle anime artificiali, dove finalmente l’uomo, con l’aiuto della scienza, riesce a dar corpo al più antico sogno, realizzare la famosa età dell’oro dove non c’è decadenza o dispersione ma l’universo tutto, compresi gli esseri viventi, vivono in un perfetto stato stazionario investiti dalla luce eterna.

Viene in mente il Paradiso di Dante e il viaggio da lui fatto per giungere allo stato dell’eterna beatitudine, ma in questo caso Scarselli segue invece la teoria dell’astrofisico e romanziere Fred Hoyle, inventore dell’espressione Bing Bang, secondo il quale nell’esplosione iniziale c’è stato un errore iniziale e su questa intuizione, sviluppata da Scarselli, si gioca tutto il senso di questo nuovo poema. Senza volerci addentrare in spiegazioni scientifiche che esulano dalla nostra competenza, basterà accennare che secondo Hoyle, c’è all’inizio un errore di concezione, che consiste nel fatto che la straordinaria materia del Bing Bang, per poter divenire visibile nel creato, ha incluso in sé l’elemento della precarietà e del decadimento. Ma l’universo non può decadere, deve restare stazionario. Ne deriva la necessità di correggere questo difetto della creazione, se così si può dire, al fine di poter giungere alla perfetta stazionarietà.

Spiega Gros Pietro nella prefazione: “… verificata la prigione di dolore e di trionfo del male in cui l’uomo è caduto per via del difetto iniziale del programma di creazione che contiene l’entropia, immagina che altro non possa fare che tirarsene fuori inventando una generazione di robot con l’anima, capaci di accendersi alla perfezione dell’amore e della bellezza senza mai dover disperdere la forza iniziale del loro programma, capaci di ricrearsi indefinitamente, e dunque capaci di testimoniare in modo eterno e indefinito l’inenarrabile bellezza della creazione e l’insostenibile lucentezza del vero amore” così come aveva già immaginato Dante nel Canto XXXIII del Paradiso. E i riferimenti a Dante, nelle opere di Scarselli non sono semplici citazioni, ma un modo di confronto o scontro con il grande Toscano, come anche Silvia Ragazzini Martelli aveva avuto modo di osservare nella prefazione a Ballata del vecchio capitano, anche se, differenza di Dante, Scarselli non è “guidato e ispirato dalla ragione (Virgilio) e dalla grazia divina rivelata (Beatrice)”, ma deve supplire da solo all’una e all’altra.

Ma il punto di riferimento resta e così Scarselli, novello Dante, ci porta lungo questo nuovo viaggio che non prevede inferno, purgatorio o paradiso, ma un difficile, continuo percorso che porta l’uomo mortale a dar vita, attraverso la scienza, all’antico sogno dell’Eden. Scarselli ci ha abituati alle sue “invenzioni” e la sua capacità affabulatoria rende i suoi poemi “reali”, perché riesce a interagire con il lettore e a trasmettergli la carica emotiva necessaria per accettare tutto come vero o verosimile e godere quindi gli sviluppi di tutta la storia, o viaggio: perché in realtà Scarselli è sempre l’eterno Ulisse che parte da Itaca per a Itaca tornare, cambiato e per cambiare.

Continua ancora Sandro Gros Pietro nella prefazione: “La grandezza di Veniero Scarselli sta nell’avere restituito alla poesia il fascino intero del sogno compiuto ad occhi aperti, come accadeva nei poemi antichi da cui tutti deriviamo, nei quali si descrive con minuziosa verosimiglianza l’abbaglio accecante di dovere e di potere essere diversi da ciò che si è, e si innalzano gli animi alla vertigine di un pensiero alato che ci insegna quanto sorprendente sia la capacità di creazione creativa che possiede l’uomo”.
Recensione
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