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Teatro. La rivisitazione del mito che da Sofocle arriva a Brecht e Vogel (tramite Hölderlin) mostra la forza e la suggestione di questa tragedia. Cabianca – che č anche un attivo operatore culturale – affronta il tema con una scrittura adeguata, evitando rifacimenti arcaicizzanti. Sta sospesa nell’opera l’idea di destino, come scarsamente modificabile dal concetto originario: gli dči si rispecchiano nell’umano, e questi ultimi sono loro simili, ‘capaci di assoluto’ ma pure di distruzione: possibile chiave di lettura, con un’ipotesi i cui risvolti diventano poliedrici. Nel terzo atto IX scena il ‘Coro a piů voci’ si avvicina a un’elegante classicitŕ, ove si nota l’impronta del Cabianca poeta.

Recensione
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