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Poesia. Di come la tradizione si perpetui – in forme più personali – lo dimostrano queste canzoni che rispecchiano un mondo linguisticamente remoto, ma rinato a nuova luce. La tecnica non ha incertezze, e perfino la dieresi, che sembrava negletta, ritorna: ‘prue demonïache’ (p. 11) ‘carezze selenëiche’ (p. 14) ‘M’atträe il primordiale’ (p. 89); ma è riduttivo limitarsi agli aspetti tecnici, superati di gran lunga da quelli creativi. L’universo della parola moltiplica le sue possibilità – fino a toccare il ‘polilinguismo’ (esempio anteriore potrebbe essere R. de Lassus) – con ‘preziose metriche’ (p. 47) o tratti bachiani (p. 75) che si attagliano al dettato poetico.

Recensione
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