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Poesia. Dopo un romanzo (L’orologio a cronometro, 2004) Zanato esce con una robusta raccolta di poesie: a tratti l’indagine sulla realtà riflette la coscienza esponendo i lati fisicamente descrittivi (Ipocrisia) ma rimangono spiragli di speranza (Figlio), poi introdotta in distici (Torri di Babele); la parola si avvicina alla pronuncia: negl’alberi (In me, v. 14) e propone similitudini o metalepsi ardite (Uomo sciacquone) per dipanare poi versi apparentemente esili ma sostenuti dal filo tenace dell’invenzione e d’intima (incisiva) tenerezza (Bimbo).

Recensione
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