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Poesia. Tra le immagini del viaggio e le varie realtà (da una situazione locale a un’altra estesa) l’occhio coglie, se non indaga, quel vasto caleidoscopio di umanità con particolari (significativi) di vita quotidiana e segni che trascendono la stessa scrittura: sembra raccogliersi un universo, che subito però si disperde nel molteplice, ma resta l’istante-memoria in virtù di uno stile perlopiù oggettivo, non pretenzioso, che mira a essere dato dell’immanenza, in cui si aprono squarci oltremondani, poeticamente intesi: ‘Il mare ammansito leviga il suo cupo voluttuoso’ (p. 54). Tenendo presente l’elemento diacronico, il percorso di Luigina Bigon è costantemente in progress, svolgendo un flusso di coscienza che assume anche valenza fisica.

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