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Poesia. ‘Se il Marocco fosse un volto, sarebbe una luce, | una parola del tempo, deriva delle stagioni, enigmi | delle pietre’ (p. 81). L’autore nato a Fès nel 1944 si è poi trasferito a Parigi diversi anni dopo. Ecco il ‘doppio esilio’, dall’una all’altra terra. Ma quella d’infanzia è sogno che rimane e l’identità risiede nel poeta, malgrado gli eventi e i passaggi. Persiste quindi una malinconica e lucida bellezza che attraversa i luoghi, con una speranza: ‘colorare l’attesa che sta dietro la nostra miseria’ (p. 15). La sincerità produce espressione e potenti metafore che sforano i limiti d’un semplice orizzonte linguistico, e coglie i suoi fiori, lirici e non, dietro ogni verso. La morte può divenire canto, ritorno a una natura che rivive profondamente nello spirito, prigioniero soltanto ‘del sole e del mormorio delle onde’ (p. 61).

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