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Poesia. L’ossimoro (cfr. M. Giammusso) è figura retorica entrata ormai nel linguaggio comune. L’autrice in più casi la piega alle sue esigenze espressive per le implicite ‘Contraddizioni’ (Indirizzo, v. 5) della realtà: ma il campo delle immagini che la Montenero riesce a creare è assai più vasto, in una correlazione che produce squisite intuizioni, es. ‘Eclisse di organza leggera’ (p. 49). Altrove il linguaggio figurato si spinge a limiti nuovi: ‘goccia d’unto sul bavero della mia memoria ostinata’ (p. 69). Certe liriche sono ridotte all’essenza (es. Vita), quasi aforismi. C’è pure attenzione al ritmo, come in ‘Senza fine’, quartina di settenari giambici. Per un’eleganza perfino visiva da segnalare ‘La neve’ i cui versi sintetici acquistano significato da ciò che non è.

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