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Prosa. L’analisi introspettiva si propone in più scelte, tra cui l’egotismo che – centripeto – alimenta un’individualità non disponibile al rapporto; oppure la conoscenza, e di qui si parte per introdursi nella realtà, che la scrittura comunque deve obbligatoriamente traslare. Nei vari pezzi la Fabbri indaga a più livelli e ne trae dati quasi inoppugnabili, es. ‘Il senso è un mondo enorme e insieme sottile’ (p. 23). L’apertura consiste nel lasciare al lettore-critico la funzione di alter ego, in questo caso R. Tommasi, che interpreta ciascun testo operando a sua volta un secondo strato; raffinate talune intuizioni, come a p. 64: Bilitis, cioè Louÿs (e Debussy).

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