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Narrativa. Ci siamo già occupati di questa scrittrice (v. Notte in treno), oscuramente scomparsa ad Auschwitz nell’agosto 1942. Ancor più riuscito del già citato racconto, questo è di ineguagliabile finezza. Lo scenario è il giardino: tre le parti del testo. Sembrano le tre età dell’uomo. La piccola Anna Maria rappresenta la fanciullezza, felice e crudele nella sua incoscienza: ‘Schiacciò sotto il tallone una pacifica chiocciola’ (p. 5). Poi c’è il mondo degli adulti, e inizia l’infelicità. Poi si chiude col vecchio Lucain, malgrado tutto depositario di un potere: con quale futuro? Finezza del dettaglio, dell’aggettivo: notte ruvida (p. 3), giardino, ora solitario (p. 20) ora oscuro (p. 26). È una sua vita, fuori e oltre l’umano. Sensibilità estrema di chi sa cogliere le vibrazioni, dell’animo e della natura.

Recensione
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