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Prosa e saggistica. Nel ‘Dialogo dello Scettico e del Fautore’ (pp. 191-208) Alvino, ammirevole per il lavoro filologico svolto, tocca punti cruciali della scrittura di Pizzuto: a un lettore comune, per quanto smaliziato, introdursi nel linguaggio ‘labirintico’ dell’autore deve presentare qualche difficoltà; c’è da scoraggiarsi, o arrestarsi, di fronte a prose in cui accanto ad arcaismi si trovano neologismi coniati ad hoc. Prendiamo l’inizio di V. D. (XL): ‘Osteo oltre usci tinnule sorti di minime limate clavucce, ferri smessi.’ – e senza tener conto di numerose varianti che rendono ancor più complesso il discorso. Però non ci sembra sussista una totale mancanza di logica: si intravedono infatti vincoli di affinità semantica e creativa, pur secondo meccanismi connettivi non facilmente analizzabili.

Recensione
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