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Saggistica. L’occasione del 150° dell’Unità d’Italia ha dato e darà luogo a iniziative di vario tipo, a volte con qualche divergenza: ma il sentimento di unità, prefigurata anche dalla forma geografica – non solo ‘espressione’ – era ben cosciente fin dai primi scrittori, Dante in testa.

L’autore, che è presidente del comitato della Società Dante Alighieri di Conegliano, vanta una bibliografia in campo saggistico ampia e articolata, in cui Dante vi spicca per rilevanza. Il suo libro cade a proposito, con articoli o saggi disposti per capitoli che seguono un percorso non strettamente cronologico ma per ‘aree’ secondo una visione organica che non perde di vista i singoli personaggi.

L’introduzione parte dai fattori dell’Unità d’Italia e dalle origini della lingua letteraria italiana: la lingua è infatti elemento fondamentale per tale unità, preludio alla successiva unità politica. Con il progressivo abbandono del latino da parte di poeti o prosatori quali il Petrarca e il Boccaccio, si afferma il volgare, specificamente l’idioma fiorentino.

Durante il Rinascimento il passaggio diviene più rapido, concretizzando una maggiore coesione linguistica in un momento di fervore per le arti in genere, e si arriva alla questione della lingua unitaria: importante l’uscita del vocabolario degli Accademici della Crusca (1612) per la definizione e stabilità della lingua; cfr. ‘Quattro secoli di Crusca’ (Firenze, 1983).

L’opera del Ciccia, oltre che a illustrare, crea relazioni con figure di più piani culturali o raramente considerate, per esempio le poetesse del Rinascimento, una produzione spesso dimenticata, ma degna di venire sottoposta all’attenzione degli studiosi. L’estro poetico tocca poi il culmine durante il Barocco e l’Arcadia; le fiorenti accademie – checché se ne dica – furono vivaci centri di dibattito e di confronto: sono inoltre riportati filosofi, scienziati, eruditi e avventurieri al fine di fornire un quadro più completo relativo alla temperie dei vari periodi.

Istanze più avanzate si affacciano con l’Illuminismo, e nasce in pratica la letteratura moderna tramite il classicismo e il romanticismo: peraltro sembra sussistere un rapporto tra il romanticismo e il Risorgimento, per via del principio ideale dell’unità italiana.

Realizzata la costituzione del Regno, compaiono ulteriori movimenti artistici – scapigliatura, realismo, naturalismo, verismo – che eserciteranno notevole influenza con lavori di pregio. Nel secolo XX dominano il decadentismo e i suoi addentellati, mentre la spinta patriottica e innovativa del futurismo finirà con l’adeguarsi, almeno in parte, al regime politico.

Un capitolo pone attenzione a storiografi, critici, filologi e filosofi che espongono spesso diverse concezioni dello Stato – ad esempio Gentile e Croce – da cui discende anche una differente visione delle cose d’arte: fra le due guerre emergono validi nomi di poeti e narratori.

Dopo il secondo conflitto mondiale altre correnti si presentano alla ribalta, valga per tutte il neorealismo: la lingua italiana è ovviamente il referente primario, ma non mancano scrittori che si esprimono nei vari dialetti. Ci fa piacere ritrovare nomi, pur di sfuggita per l’evidente funzione di questo libro, come Ugo Fasolo e Ugo Stefanutti, da noi personalmente frequentati.

L’appendice infine comprende: l’orazione ufficiale per il centenario dell’Unità d’Italia tenuta ad Auronzo di Cadore il 27 marzo 1961; un’estesa bibliografia che attesta la vastità di interessi dell’autore; l’indice dei nomi propri – quelli con un profilo biografico in grassetto – strumento utilissimo per una più rapida ricerca.

Molti quindi i pregi di quest’opera, soprattutto la ricchezza di informazioni e il proporre personalità meno note, anche a noi vicine, che il trascorrere del tempo sembra far cadere nell’oblio, ma che appartengono a pieno diritto al tema proposto e che, in diversa ma sempre apprezzabile misura, sanno dare un’immagine più approfondita della cultura italiana attraverso i secoli.
Recensione
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