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Poesia. La poesia dall’ottocento in poi è passata dal linguaggio di significati a quello dei simboli, allontanandosi dal rapporto parola-oggetto. I nonluoghi di Mosi seguono il percorso inverso, riportando la parola alla connessione con l’oggetto. I luoghi privi di storia (ma ogni mancanza ha la sua storia) sono quindi idonei a questo tipo di poetica. Permane la memoria non-storica del luogo possibile: in aeroporti, ad esempio, la terza strofa; in stazioni l’effimero passaggio dei treni; in città ‘pensieri in frammenti’; in ospedali l’attesa di un ‘sonno senza sogni’. Poi, periferie; luoghi d’acqua (violati dai rifiuti) o allo ‘stato liquido’; mercati, infine. Si direbbe che la presenza umana sia accessoria.

Recensione
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