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Prosa. Se si dice Stefano D’Arrigo (Alì Marina 1919 - Roma 1992) si dice Horcynus Orca, quel poderoso romanzo di circa mille pagine su cui lo scrittore continuò a porre infinite varianti, anche già in fase di stampa: opera certo eccezionale, ancorché discutibile. I quattro testi qui riuniti presentano un D’Arrigo diverso, sia pur sempre in quella cifra simbolica ed espressiva che gli è caratteristica. Tralasciando le Due scene, dove il dialogo regge l’intento, la missiva a Michele è un pezzo letterario. Vero e proprio racconto, perlopiù in chiave figurata, Il licantropo. Le reminiscenze esistono, ma conducono a un clima elegiaco e lunare di grande fascino. Il luogo in cui l’autore è nato ‘era un paese di lune marocchine e di licantropi’ (Pagine dal diario): forse D’Arrigo è inventore di mondi nuovi con la parola, per cui conta più lo stile dei temi, che comunque sono tutt’altro che trascurabili.

Recensione
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