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Poesia. Scrive la Surliuga nella sua postfazione che “il poeta è visceralmente attaccato al suo paese e al suo popolo” ma rifiuta le dittature. La bella terra d’Algeria, liberatasi dall’occupazione colonialista, non è ancora libera. Un pensiero di spessore etico quello che esprime Hafid Gafaïti, e la sua poesia ne è diretta testimonianza. Con uno stile che si articola fra denuncia (e quindi versi quasi oggettivi) e accensioni liriche, condensa la realtà umana e sociale cui si ispira: immagini nitide e a tratti lapidarie che a volte toccano l’approdo simbolico: ‘gocce rare disperanti i fiumi | stalagmite salmodiante la parola’ (ritornare, vv, 17-18) — ‘voce nuova’ che da singola si fa corale. Le note ai testi (pp. 155-166) sono pure bilingui, francese e italiano.

Recensione
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