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Narrativa. Una ‘storia romanzata’ (p. 208) che è vicina alla realtà o comunque ne porta i crismi. Il giovane Agostino parte dal suo paese, Tufara (nel nome è presente l’etimologia), per l’America in cerca di fortuna: siamo nel 1903. Là deve affrontare la dura condizione dell’immigrato, ma in ogni frangente dimostra intelligenza e capacità. Dieci anni dopo torna al paese. Scoppia intanto la guerra (1915) e Agostino ritorna in America. Trova una lettera con la liquidazione del precedente lavoro: un nocciolo di ciliegia, che però non è tale. La vicenda si conclude in modo tragico: 23 Novembre 1939. Romanzo costruito in modo semplice ed efficace, senza fronzoli: di questo tipo di scrittura se ne sente particolarmente bisogno. A p. 207 i protagonisti della storia ‘realmente esistiti’: due sono ancora viventi.

Recensione
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