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Prosa e poesia. Le diverse funzioni del linguaggio trovano qui un’applicazione inconsueta: prosa e poesia, sussistenti soltanto per la differenza grafica (ma, in effetti, i versi sembrano più normalizzati nel senso meno corrivo): è un’arma forte la scrittura scatologica portata a livello serioso che va oltre l’ironia, beffandosi dei canoni dogmatici di una società praticamente mercificata, per cui il discorso in più tratti affine al non senso arcaicizzante ha dietro qualcosa di inquietante, inafferrabile, per la fisicità ripugnante (finale de Il morbo) che completa la dissacrazione degli istituti sociali; indubbio l’esito – come significato e svolgimento – di Pax Romana.

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