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Epistolario. Un ‘florilegio’ (P. Di Palmo, p. 35) di missive che consente di individuare talune mutazioni, perfino caratteriali o comunque di comportamento, di uno fra i più interessanti poeti del primo novecento. Come spesso accade per autori con disturbi psichici, le lettere più che la parte artistica (le poesie: nel caso presente anzitutto i Canti Orfici) mostrano quelle variazioni che possono apparire illogiche a un’intelligenza coerente. Da un tono supplichevole e dimesso, fino all’invettiva e alla minaccia (es. Campana a Papini, 23-I-1916). In fondo, che rimane oggi? I suoi versi: ne abbiamo qui esempio in quelli inviati a Soffici nell’aprile 1915: un fascino irripetibile di immagini fra istinto visionario e descrizione.

Recensione
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