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Figlio del letterato e patriota Gabriele Rossetti (1783-1854), Dante Gabriel nasce a Londra nel 1828: il padre aveva preso parte ai moti liberali del 1821. L’ambiente culturale favorisce la formazione del giovane Gabriel, tanto che presto inizia a pubblicare saggi e poesie. Nel 1848 fonda, insieme ad altri, la Confraternita dei preraffaelliti, con lo scopo di portare l’arte a maggiore spontaneità. Quindi procede nei due campi di pittura e poesia. Muore a Birchington on Sea nel 1882. Il suo ‘poema d’oltretomba’ (G. Paoli) The Blessed Damozel, scritto a diciannove anni dopo la lettura della dantesca Vita Nuova, venne messo in musica da Debussy.

Questa assai curata edizione con traduzione (dall’inglese) a fronte, curata con stile da Angiolo Bandinelli, comprende 59 sonetti, più Nuptial sleep, a suo tempo censurato da censori che probabilmente volevano vedere anche ciò che pensavano ci fosse: vi è ben poco di scandaloso, nel suo raffinato lirismo, ‘bagliori di liquida luce’.

Altro aspetto da esaminare la relazione fra la poesia del Rossetti e quella di Baudelaire: indubbio vi siano punti di contatto, anche in virtù del sotteso erotismo, che però nel francese è più spinto; maggiore ‘levigatezza’ nel Rossetti, che lo trasforma in scrittura immaginifica, cedendo non di rado al manierismo, comunque un ‘suo’ manierismo, e pagando il tributo alla temperie dell’epoca, sempre col decadentismo dietro l’angolo; i quadri riprodotti alle pp. 13-32 lo dimostrano: figure sovente angelicate, come in ‘Ecce Ancilla Domini’ (Tate Gallery, Londra).

L’oscillazione fra cultura inglese e italiana (es. Dante) lascia sì e no qualche traccia; la traduzione ovviamente non può rendere il sistema fonico-ritmico dell’originale, ma si deve dar atto al traduttore di aver operato alcune rime o assonanze genericamente intese. Eventuali passi distaccati dal contesto vanno presi come piccole gemme a sé: se l’amore è il tema, la morte – presente in forma concreta o personificata – fa da contraltare, influendo sul senso dell’effimero.

A volte la linea poetica si aggroviglia, generando una continuità persino figurale: ‘incanto appena nato | di giglio, o cigno, o galea con prua di cigno [swan-stemmed]’ da Beauty’s pageant. La musicalità è onnipresente. ‘solo per una | dolce anima vibrante le corde prolungano | il canto indomabile’ (Genius in beauty); così come il culto della bellezza, che può interiorizzarsi: ‘sinché io mi ci specchi | avvolto di luce, in un cielo di profondi raggi?’ (Mid-rapture). L’ispirazione pare crescere verso la conclusione, una specie di climax creativo, con l’ideazione di topoi lirici (es. ‘marea di stelle’ da Soul-light) o derivati, es. ‘murmure dell’onda’ (Venus Victrix); cfr. T. Tasso. Affiora a volte una più obbiettiva coscienza: ‘a ogni albero, una forma’ (Willowwood, II.6). Chiude la raccolta Love’s last gift dai tratti arcani e penetranti, mentre nostalgia, purezza e piacere si fondono – emblematicamente – in Death-in-love.

Recensione
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